Al Gore

Arriva al cinema ma solo il 31 ottobre e il 1° novembre Una scomoda verità 2. Politico, attivista, ambientalista di fama mondiale, nonché ex vicepresidente degli Stati Uniti d’America durante gli otto anni di Bill Clinton alla Casa Bianca, Al Gore è passato al Festival di Cannes a maggio, per accompagnare la prima mondiale di An Inconvenient Sequel: Truth to Power e sequel di Una scomoda verità, doc diretto da David Guggenheim sul cambiamento climatico, premio Oscar nel 2006.

Al Gore ha parlato di cambiamenti climatici, di inquinamento dell’atmosfera senza precedenti, della necessità di non rimanere indifferenti alla condizione del pianeta e alle scelte radicali e doverose in materia di green. «Siamo in grado di fermare il cambiamento climatico oggigiorno, molti paesi si sono già convertiti a sistemi diversi, come l’eolico e il solare» – ha detto Gore ai giornalisti – «tutto ciò dimostra che la situazione è migliorabile e che delle soluzioni alternative esistono, a differenza di dieci anni fa, adesso lo sappiamo». 

Ovviamente, non poteva mancare un commento di Gore, per anni ai vertici della politica Usa, sulla gestione della nuova amministrazione Trump, soprattutto in rapporto a temi a lui carissimi. «Dopo quattro mesi di amministrazione Trump ora sappiamo che nessuna persona da sola, nemmeno il presidente degli Stati Uniti, può fermare questo movimento di consapevolezza. Non so cosa farà Trump in materia, ci sono state delle battute d’arresto in passato e ce ne saranno ancora, ma di sicuro c’è una possibilità». Trump, dal canto suo, lo scorso 28 Marzo ha già provveduto a firmare l’Energy Indipendence, che porta indietro le lancette sull’ambientalismo all’era pre Obama. In tal senso, le profezie nefaste di Una scomoda verità non hanno tardato certo a manifestarsi, ma il sequel mantiene un approccio attivo e pragmatico, rilanciando un invito all’azione a 360°.

Il nuovo film, diretto da Bonni Cohen e Jon Shenk, si sofferma infatti sulle energie rinnovabili come monito improrogabile e connesso alle scelte e agli interessi di ogni abitante del pianeta. «Ciò che manca – dice Gore  – è la volontà politica, ragion per cui il film vuole spingere le persone a essere coinvolte in prima persona. C’è una nuova volontà di organizzazione che percepisco, in America, nel mettere in campo le proprie forze, nell’appassionarsi a qualcosa di importante». 

«Grandi Stati americani come New York e California stanno facendo progressi rispetto alle promesse di Obama a Parigi – prosegue Gore – molte fabbriche si impegnano al 100% per l’energia rinnovabile, tante città cambiano pelle. Non andremo in nessun altro pianeta da qui a poco tempo, anche se sono un supporter dell’esplorazione spaziale. Distruggeremo la Terra andando a caccia di altre realtà nello spazio e dimenticandoci di ciò che abbiamo tra le mani, se saremo così sconsiderati da farlo. Questa è la nostra casa, dobbiamo rimanere qui e difenderla».

Il film di oltre dieci anni prima, in tal senso, aveva aperto una breccia, una traccia nel tempo, un imperativo cui far ritorno. Gore dà l’idea di ricordarselo e di saperlo benissimo. «Undici anni fa ho imparato qualcosa che non sapevo prima, ovvero che il cinema, come forma di comunicazione, è il primo mezzo possibile per divulgare un messaggio di integrazione. La situazione delle news e dell’informazione oggi è caotica e confusionaria, ma le persone che vanno in una sala e spendono del tempo per guardare un film sono una grandissima opportunità per il mondo. La volontà politica ha il dovere di incrementare la volontà adesso e subito, e in virtù della mia esperienza so che ciò che si vuole ardentemente è una grandissima risorsa. La lotta è sempre connessa con la speranza».

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