Spietati assassini dotati di poteri soprannaturali, creature mostruose, oggetti fluttuanti, mantidi religiose giganti, scimmie armate di ascia: gli anni ’80 erano un periodo d’oro per gli autori horror, che, anche senza essere i nuovi Stephen King, potevano aspirare facilmente alla pubblicazione, a prescindere da quanto bizzarro e assurdo fosse il loro concept di partenza. Questo periodo viene infatti ricordato come l’epoca d’oro dell’horror, ed è stato portato avanti da diverse personalità a dir poco peculiari sia in letteratura che al cinema.
Attorno a questo aspetto, ruota la miniserie televisiva del 2004 Garth Marenghi’s Darkplace, che mette al centro la figura di uno scrittore immaginario, auto-proclamatosi «autore, sognatore, visionario e persino attore». Al momento dell’uscita, questa inusuale horror comedy è stata definita dai critici come «stranamente geniale»; tuttavia, è andata in onda nel Regno Unito in seconda serata e accompagnata da pochissima pubblicità, cosa che l’ha fatta passare praticamente inosservata. Oggi, però, si è costruita una piccola nicchia di appassionati che la ricordano come un divertente e intelligente omaggio all’horror anni ’80 e come uno degli esperimenti più interessanti del genere.
La storia si ispira al mercato dell’horror e della fantascienza dell’epoca, prendendo in giro in particolare l’ego sconfinato di coloro che si auto-definivano i grandi “visionari” di questo genere narrativo. La premessa vede lo scrittore bestseller Garth Marenghi e il suo editore Dean Learner progettare una serie televisiva a basso budget intitolata Darkplace, con l’ambizioso obiettivo di «cambiare il corso della storia dell’umanità attraverso puntate di appena mezz’ora». L’ambientazione è quella del Darkplace Hospital, un ospedale situato sopra la bocca dell’inferno, dove il dottor Rick Dagless (interpretato ovviamente dallo stesso Marenghi, cioè l’attore comico Matthew Holness) divide il suo tempo tra la lotta contro le forze del male e il suo lavoro di tutti i giorni come medico.
La serie fittizia, presentata come «una serie anni ’80 ritrovata, per la quale il pubblico non era ancora pronto», invita così gli spettatori in un viaggio nell’immaginazione contorta di Marenghi, tra fantasmi, mostri e dottori che si trasformano in scimmie. Questi episodi assolutamente low budget e volutamente ridicoli e mal recitati sono intervallati da interviste in stile mockumentary moderno, con i personaggi di Marenghi e Learner che pontificano sull’importanza dell’opera per la storia della televisione e sulla sua fantomatica genialità nascosta, che nessuno ha saputo cogliere.
Com’è ovvio, questo curioso esperimento omaggia apertamente moltissimi titoli horror low-budget dell’epoca. E proprio come loro, ricerca continuamente un senso di shock e profondità, anche attraverso le tematiche, sfociando però nel trash e nel nonsense. Sicuramente un’opera di nicchia, ma che ancora oggi rappresenta una visione obbligatoria per tutti gli appassionati che siano alla ricerca di una riflessione meta, brillante e, ovviamente, esilarante.
Fonte: CBR
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