Prima che HBO Max mettesse in cantiere un reboot televisivo di Harry Potter, ci fu un tempo in cui si tentò di realizzare quella che fu definita senza mezzi termini come la “risposta americana” al franchise tratto dai romanzi firmati da J.K. Rowling.
Il 2012, non molto tempo dopo la conclusione della saga cinematografica targata Warner Bros., il network NBC si lanciò in un ambizioso, oscuro, e sfortunato esperimento intitolato Mockingbird Lane. Un progetto tanto curioso quanto affascinante, nato dalla mente visionaria di Bryan Fuller (Hannibal, Pushing Daisies) e ispirato a I mostri, l’iconica sitcom anni ’60 sui “mostri della porta accanto”. Nel 2010 era stato lo stesso Fuller a spiegare la sua visione sul nuovo show:
“Vogliamo che questo show sia la versione americana di Harry Potter, per avere quel senso di un mondo magico in cui puoi andare con la tua famiglia e trovare storie raccontate in modo fantastico che sono immediatamente riconoscibili. È una storia d’orrore americana che tutta la famiglia può guardare.”
L’idea alla base della serie era quella di rivisitare i membri della famiglia Munster in chiave gotico-fantasy, trasformandoli da caricature slapstick in protagonisti di una favola nera per tutta la famiglia. Mockingbird Lane è stato quindi concepito come un dramma visivamente curatissimo, con vampiri, lupi mannari e draghi domestici, ma soprattutto con un cuore pulsante fatto di identità, amore e accettazione. Un prodotto che, pur nel suo lato mostruoso, si avvicinava moltissimo allo spirito di Harry Potter.
Nel pilot andato in onda come “speciale di Halloween” nel 2012, vediamo Eddie Munster trasformarsi accidentalmente in un lupo mannaro e attaccare un gruppo di boy scout. Da qui parte la nuova vita della famiglia nella loro iconica casa al 1313 Mockingbird Lane. In un mix di humour nero e dramma familiare, il nonno (uno straordinario Eddie Izzard) finisce per trapiantare il cuore del capo scout nel petto di Herman (Jerry O’Connell), pur di salvare la sua emotiva vita da Frankenstein moderno. Un gesto estremo, a metà tra tragedia e l’ironia pulp.
Eppure, nonostante il fascino visivo e le ambizioni importanti la serie non andò oltre quell’unico episodio, rimanendo di fatto composta da.. un singolo mediometraggio di 40 minuti, che la NBC impacchettò come apertura per Grimm per poi gettarlo nel dimenticatoio. È tuttavia innegabile come nel corso del tempo Mockingbird Lane abbia sviluppato uno status di culto, con molti che lo considerano il reboot che The Munsters avrebbe meritato.
Del resto, quel singolo episodio mostrò diverse frecce al proprio arco. Se Harry Potter parlava di crescita, appartenenza e di come trovare il proprio posto nel mondo, Mockingbird Lane proponeva le stesse tematiche, inserendole tuttavia in un contesto a metà strada tra l’ironia e l’horror dove veniva raccontata una famiglia che accetta e protegge le sue diversità, come nel caso del piccolo Eddie e della sua licantropia vista non come una maledizione, ma come parte di sé.
Insomma, oggi, con il successo di Mercoledì e il ritorno in voga delle atmosfere burtoniane, la visione di Fuller sembra più attuale che mai, e sono in molti a scommettere che oggigiorno avrebbe avuto un apprezzamento decisamente diverso.
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Fonte: CBR
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