Questa serie sci-fi cancellata troppo presto meritava di diventare un cult assoluto
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Questa serie sci-fi cancellata troppo presto meritava di diventare un cult assoluto

Una storia affascinante e ricca di potenziale, rimasta nell’ombra nonostante idee brillanti e un protagonista indimenticabile

Questa serie sci-fi cancellata troppo presto meritava di diventare un cult assoluto

Una storia affascinante e ricca di potenziale, rimasta nell’ombra nonostante idee brillanti e un protagonista indimenticabile

Tra le molte serie sci-fi rimaste nell’ombra, Journeyman è una di quelle che avrebbero potuto lasciare un segno profondo nel genere. Eppure, nonostante il potenziale enorme e un’idea brillante sul viaggio nel tempo, lo show della NBC venne cancellato dopo una sola stagione, diventando negli anni una piccola gemma di culto che molti spettatori non hanno mai avuto la possibilità di scoprire. Nel panorama delle storie dedicate ai salti temporali, Journeyman proponeva un approccio sorprendentemente umano, capace di trasformare un espediente fantascientifico in un dramma intimo e doloroso.

La serie seguiva il giornalista Dan Vasser, interpretato da Kevin McKidd, apparentemente un uomo realizzato: una carriera consolidata, un matrimonio felice con Katie e un rapporto stabile con il fratello Jack. La sua vita, però, comincia a sgretolarsi quando Dan inizia a essere catapultato senza preavviso in epoche diverse, costretto a intervenire per salvare persone il cui destino avrebbe influenzato la storia futura. A differenza di tanti altri protagonisti del genere, Dan non aveva alcun controllo sui suoi viaggi, né sul momento in cui sarebbero terminati. Questo rendeva il suo potere una condanna: ogni salto lo allontanava dalla sua famiglia, alimentava dubbi e sospetti, e finiva per distruggere l’equilibrio della sua vita.

Ciò che rendeva Journeyman davvero particolare era l’attenzione agli aspetti tragici del viaggio nel tempo. Le sparizioni improvvise di Dan portavano Katie a pensare che la stesse tradendo, mentre Jack sospettava un ritorno alla dipendenza dal gioco. Anche quando Dan tentava di dimostrare la verità, la sua storia sembrava troppo assurda per essere creduta. Kevin McKidd reggeva tutto con una performance intensa, intrisa di stanchezza, paura e determinazione, capace di trasmettere quanto il personaggio fosse diviso tra il desiderio di aiutare gli altri e l’incapacità di mantenere una vita normale.

A complicare ulteriormente le cose arrivava Livia, l’ex fidanzata di Dan interpretata da Moon Bloodgood, creduta morta in un incidente aereo. Livia era a sua volta una viaggiatrice nel tempo, proveniente dal futuro, e i loro incontri in epoche diverse aggiungevano alla serie un livello emotivo fortissimo. L’idea di due persone destinate ad amarsi ma separate da linee temporali inconciliabili dava alla serie toni struggenti, e i momenti condivisi tra McKidd e Bloodgood restano ancora oggi alcuni dei più emozionanti della televisione fantascientifica degli anni Duemila.

Nonostante queste premesse, la serie non riuscì a trovare il suo pubblico. NBC la lanciò in abbinamento a Heroes, uno dei suoi titoli di punta, e la promosse persino nei DVD promozionali distribuiti da Blockbuster. Nulla servì a risollevare gli ascolti in calo, e dopo tredici episodi Journeyman venne cancellata. I fan tentarono di salvarla organizzando una campagna ispirata a quella di Jericho, inviando scatole di Rice-a-Roni alla rete, un riferimento alla città di San Francisco, dove la serie era ambientata. Ma non bastò. Con il tempo, il creatore Kevin Falls ha raccontato come sarebbe dovuta proseguire la storia, svelando che i personaggi salvati da Dan erano destinati a essere legati tra loro da un unico filo narrativo e rivelando la conclusione dell’arco di Livia.

Guardando oggi la televisione sci-fi e il successo di serie che giocano con il tempo come Outlander, è facile immaginare Journeyman trovare una seconda vita o trasformarsi in un franchise. Invece, lo show resta confinato a una singola stagione, nemmeno disponibile su DVD o in streaming: un peccato totale, perché la sua formula, fatta di emozione, mistero e malinconia, rendeva la serie molto più che un semplice racconto sui paradossi temporali.

Fonte: Collider

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