Questa serie sci-fi sottovalutata sfida l'idea che il futuro possa essere facilmente riscritto
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Questa serie sci-fi sottovalutata sfida l’idea che il futuro possa essere facilmente riscritto

Ispirata a un grande cult cinematografico, offre una delle interpretazioni più affascinanti di un tema caro alla fantascienza classica

Questa serie sci-fi sottovalutata sfida l’idea che il futuro possa essere facilmente riscritto

Ispirata a un grande cult cinematografico, offre una delle interpretazioni più affascinanti di un tema caro alla fantascienza classica

La serie Tv sci-fi 12 Monkeys

Tra i thriller sci-fi che maggiormente hanno segnato la storia del cinema c’è senza dubbio 12 Monkeys, ossia L’esercito delle 12 scimmie di Terry Gilliam. Uscito nel 1995 e ispirato al cortometraggio sperimentale La jetée di Chris Marker, il film è considerato un pilastro del genere e ha introdotto un nuovo approccio al tema dei viaggi nel tempo. Al contrario della fantascienza classica, infatti, in questa versione chi viaggia nel passato non può modificare il corso della storia per alterare il presente, poiché tutto ciò che è già successo è immutabile.

Tutti conoscono il film originale, ma molto meno nota (e più sottovalutata) è la serie Tv che ne è stata tratta nel 2015, creata da Terry Matalas e Travis Fickett e andata in onda per quattro stagioni su Syfy (in Italia è disponibile su Netflix, ma l’ultima stagione è ancora inedita).

Lo show è liberamente ispirato al film sci-fi di Gilliam e narra le peripezie di James Cole (Aaron Stanford), un avventuriero del 2043 che è stato reclutato da un team di scienziati per tornare indietro nel tempo e fermare la diffusione di un virus mortale creato dall’enigmatica organizzazione nota come “Esercito delle 12 scimmie”. Si tratta di una missione di estrema urgenza, poiché nel suo tempo il virus ha ucciso sette miliardi di persone, cioè il 93% della popolazione mondiale, e sta rapidamente portando all’estinzione della razza umana. Tornato nel 2015, il protagonista incontra la dottoressa Cassandra “Cassie” Railly (Amanda Schull), brillante virologa insieme alla quale si mette sulle tracce del leader dell’organizzazione, un individuo misterioso noto soltanto con il soprannome di “Testimone”. Il piano di quest’ultimo, si scopre, va ben oltre l’annientamento dell’umanità, e potrebbe coinvolgere la distruzione del tempo stesso.

Così come l’opera da cui è tratta, anche la serie dell’Esercito delle 12 scimmie offre un’interessante variazione sul tema per chi apprezza le storie sui viaggi nel tempo. Se nella fantascienza classica il rischio del paradosso temporale è dietro l’angolo e i personaggi vengono solitamente avvisati di non modificare in alcun modo il passato, in questa storia vige il cosiddetto principio di autoconsistenza di Novikov, che afferma sostanzialmente che il passato e il futuro coesistono in una sorta di anello temporale. Qualsiasi fatto del passato era destinato ad avvenire esattamente nelle modalità e nei tempi in cui è avvenuto, ed è pertanto immutabile. In altre parole, se l’eroe torna indietro nel tempo per sventare un omicidio e salva la vittima, allora la vittima era destinata a vivere fin dall’inizio, e il futuro non è stato mai riscritto.

Questo principio rende la storia particolarmente accattivante e cervellotica: infatti, per non incorrere in loop temporali e profezie che si autoavverano, i protagonisti non devono semplicemente cambiare il corso del passato, bensì creare le condizioni e modificare le cause per far sì che un evento accada nel futuro. Non è un caso, insomma, che molti appassionati del genere considerino questa serie sci-fi al pari o addirittura superiore al film che l’ha ispirata. Con performance di alto livello, una trama solidissima e una regia ispirata, L’esercito delle 12 scimmie è davvero un piccolo capolavoro nascosto.

Fonte: MovieWeb
Foto: Netflix

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