Questo agghiacciante horror del 2024 è girato interamente dal punto di vista del serial killer
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Questo agghiacciante horror del 2024 è girato interamente dal punto di vista del serial killer

Una marcia funebre a cui lo spettatore è costretto ad assistere impotente, e che ridefinisce il concetto di punto di vista all’interno del genere

Questo agghiacciante horror del 2024 è girato interamente dal punto di vista del serial killer

Una marcia funebre a cui lo spettatore è costretto ad assistere impotente, e che ridefinisce il concetto di punto di vista all’interno del genere

Scena dal film horror In a Violent Nature

Nel panorama horror contemporaneo, dominato da remake e revival, è raro trovare un film capace di sorprendere davvero: In a Violent Nature è uno di questi. Si tratta di un’opera inquietante e disturbante che rovescia le regole del genere, immergendo lo spettatore in una prospettiva inedita: quella dell’assassino. Non seguiamo la fuga delle vittime, ma il cammino lento e inesorabile del killer stesso, rendendo l’esperienza visiva straniante, ipnotica e profondamente angosciante.

Diretto da Chris Nash e presentato in anteprima al Sundance Film Festival, il film racconta la storia di Johnny, una creatura muta e brutale che viene risvegliata per errore da un gruppo di ragazzi nei boschi dell’Ontario. Da quel momento, la narrazione si trasforma in una marcia funebre, seguita quasi interamente dal punto di vista di Johnny, con la macchina da presa che lo insegue mentre attraversa foreste silenziose, raccoglie armi e si avvicina lentamente alle sue prede. Il risultato è una visione profondamente disturbante, che costringe il pubblico a identificarsi, anche solo per lo spazio visivo condiviso, con la figura del carnefice.

In a Violent Nature è un film che rifiuta le scorciatoie e i cliché tipici degli slasher. Le sequenze di violenza sono brutali, prolungate, ma mai gratuite: ogni omicidio è messo in scena con una freddezza quasi documentaristica, alternata a lunghi momenti di silenzio, in cui la natura sembra osservare impassibile. Questa scelta formale, così radicale, ha colpito molti critici e spettatori, tra cui anche Stephen King, che ha descritto il film come “languido, ma capace di far scorrere il sangue a secchiate”.

Dal punto di vista tecnico, il film è essenziale ma potentissimo: la colonna sonora è ridotta al minimo, i dialoghi sono rari e spesso irrilevanti, perché chi parla ha vita breve. Tutto è affidato al linguaggio visivo e alla fisicità di Ry Barrett, che interpreta Johnny con una presenza magnetica e terrificante. A dare un minimo di contrasto a tanta oscurità c’è il personaggio di Kris, interpretato da Andrea Pavlovic, unica figura a emergere come potenziale protagonista, seppur marginale rispetto al vero cuore del film: il cammino omicida del suo villain.

Nonostante l’apparente minimalismo narrativo, In a Violent Nature è ricco di citazioni e omaggi al cinema horror classico, da Halloween a My Bloody Valentine, passando per Non aprite quella porta. Eppure, riesce a costruire un’identità propria, diventando qualcosa di diverso e profondamente originale.

Il successo di pubblico e critica ha già portato all’annuncio di un sequel, e il team creativo ha lasciato intendere che ci sono molte idee su dove potrebbe andare la storia – inclusa l’ipotesi di spostare Johnny in un contesto suburbano, o persino in scenari più surreali, sulla scia di quanto fatto dalla saga di Venerdì 13 con Jason X.

In a Violent Nature è un esperimento narrativo e visivo che ridefinisce il punto di vista all’interno del genere, trasformando il killer da antagonista a protagonista assoluto. Un viaggio spietato e silenzioso nei meandri della violenza, osservato con la freddezza della natura stessa.

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