Squid Game ha conquistato milioni di spettatori in tutto il mondo, con le sue prove mortali e la critica feroce al sistema sociale. In attesa della terza e ultima stagione, tuttavia, vale la pena recuperare un film che per certi versi porta tutto questo a un livello ancora più estremo, senza scenografie spettacolari o giochi d’infanzia trasformati in incubi. Un film essenziale, claustrofobico, dove la violenza non arriva da una mano esterna, ma nasce direttamente dalla psicologia dei partecipanti. Parliamo di Circle, film del 2015 che vi farà sembrare i giochi di Squid Game quasi un passatempo innocuo.
Diretto da Aaron Hann e Mario Miscione, Circle parte da una premessa tanto semplice quanto agghiacciante: cinquanta sconosciuti si svegliano in una stanza buia, disposti in cerchio, senza sapere come ci siano finiti. Ogni pochi minuti, una persona viene uccisa da un misterioso raggio. Presto si rendono conto che non è il caso, né una forza esterna a decidere: sono loro stessi, con i voti che esprimono in pochi secondi, a determinare chi deve morire. Non ci sono prove di forza o intelligenza: l’unica “abilità” richiesta è convincere gli altri a lasciarti vivere un altro turno.
La forza di Circle sta proprio nella sua spietata essenzialità. Non c’è bisogno di colorate scenografie o di un intricato sistema di giochi come visto nella serie fenomeno sud-coreana: tutto si gioca sulle dinamiche sociali, sui pregiudizi, sulle emozioni più basse — paura, odio, egoismo. In pochi minuti i partecipanti iniziano a dividersi, a complottare, a formare alleanze instabili. Non vince il più forte o il più furbo: sopravvive chi sa manipolare meglio gli altri o chi è capace di passare inosservato. E questo rende il film ancora più disturbante di Squid Game, dove almeno esistono regole chiare e prove oggettive. Qui l’unica regola è sopravvivere decidendo chi sacrificare.
Molti spettatori hanno trovato in Circle una rappresentazione brutale delle dinamiche sociali reali: discriminazione, razzismo, sessismo, classismo emergono prepotentemente quando la sopravvivenza è in gioco. E, proprio come succede nella realtà di tutti i giorni, spesso chi è più vulnerabile viene sacrificato senza troppi scrupoli. Squid Game mostra un sistema disumano costruito per schiacciare i deboli, ma questo film riesce a fare anche un passo oltre: mostra come le persone siano capaci di distruggersi a vicenda senza bisogno di un carnefice esterno.
Con una durata contenuta (poco più di un’ora e venti) e un ritmo serrato, Circle è un’esperienza tesa e angosciante che non lascia respiro. È uno di quei film, come lo è anche Il Buco e relativo sequel sempre disponibili su Netflix, che continuano a girare in testa anche dopo la fine e spingono a farsi una terribile domanda: “Fino a che punto mi spingerei, se fossi al loro posto?“.
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