Questo discusso episodio in due parti ha segnato l’inizio della fine di una serie western leggendaria
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Questo discusso episodio in due parti ha segnato l’inizio della fine di una serie western leggendaria

Negli anni finali, una scelta narrativa ambiziosa ma discutibile ha cambiato profondamente l’equilibrio della serie

Questo discusso episodio in due parti ha segnato l’inizio della fine di una serie western leggendaria

Negli anni finali, una scelta narrativa ambiziosa ma discutibile ha cambiato profondamente l’equilibrio della serie

Per vent’anni Gunsmoke ha rappresentato molto più di una semplice serie western. È stata un punto di riferimento per la televisione americana, un modello di longevità e adattabilità capace di attraversare trasformazioni profonde senza perdere, almeno per lungo tempo, la propria identità. Il passaggio dal formato di mezz’ora a quello di un’ora, l’evoluzione dal bianco e nero al colore e l’uscita di scena di alcuni personaggi storici non avevano mai realmente messo in discussione la solidità dello show, che aveva sempre trovato il modo di reinventarsi restando fedele al suo cuore narrativo: Dodge City e i suoi protagonisti.

Negli ultimi anni, però, questa capacità di rinnovamento ha iniziato a mostrare crepe sempre più evidenti. Un temporaneo ritorno di interesse da parte del pubblico, registrato alla fine degli anni Sessanta, spinse la produzione a inseguire nuove strategie per mantenere alti gli ascolti. Fu in quel contesto che Gunsmoke iniziò a trasformarsi progressivamente in qualcosa di diverso: una serie sempre più vicina a un formato antologico, in cui le storie autoconclusive e i personaggi di passaggio finivano spesso per oscurare il cast principale.

È proprio questa svolta a rendere così controversi gli episodi The Wiving e Brides and Grooms, due parti di un unico arco narrativo andato in onda nella ventesima e ultima stagione. Per molti fan, questi episodi non sono semplicemente tra i peggiori della serie, ma rappresentano un vero e proprio punto di rottura, il momento in cui Gunsmoke smette definitivamente di essere sé stessa.

La trama abbandona quasi del tutto Dodge City e i suoi abitanti per concentrarsi sui tre figli di Judd Hocket, un uomo di montagna che ordina ai ragazzi di trovare moglie in città per garantire un futuro alla famiglia. Il riferimento a Seven Brides for Seven Brothers è talmente evidente da risultare quasi ingombrante: rapimenti notturni, innamoramenti accelerati e un matrimonio multiplo che diventa l’unico vero obiettivo narrativo. Nella prima parte, The Wiving, la storia tenta di costruire un legame emotivo tra i personaggi; nella seconda, Brides and Grooms, ogni residua complessità viene sacrificata in favore di un epilogo sbrigativo e poco ispirato.

Ciò che rende questi episodi particolarmente indigesti è la loro totale estraneità allo spirito della serie. I nuovi personaggi faticano a risultare empatici, la dinamica dei rapimenti viene trattata con una leggerezza che oggi appare profondamente fuori tempo, e l’intera vicenda sembra vivere in un universo parallelo rispetto a quello che Gunsmoke aveva costruito in due decenni. Anche per gli standard delle stagioni finali, in cui Matt Dillon e gli altri protagonisti storici erano spesso relegati in secondo piano, The Wiving e Brides and Grooms rappresentano un caso limite.

La situazione peggiora ulteriormente con la seconda parte. Brides and Grooms è percepito da molti come un seguito superfluo, incapace di aggiungere qualsiasi valore al racconto precedente. Il cambio di interprete per uno dei personaggi principali e l’assenza di un’attrice chiave, dovuta a impegni su un’altra serie, accentuano la sensazione di un progetto fragile e privo di una visione unitaria. Più che un arco narrativo pensato e sviluppato con cura, questi due episodi sembrano il risultato di decisioni affrettate, guidate più dalla necessità di riempire il palinsesto che da una reale urgenza creativa.

Non è un caso che The Wiving e Brides and Grooms siano diventati il simbolo della deriva antologica di Gunsmoke. A partire circa dalla quindicesima stagione, la serie aveva iniziato a privilegiare storie isolate, spesso costruite attorno a personaggi destinati a comparire una sola volta. In teoria, questa scelta avrebbe dovuto garantire maggiore varietà; in pratica, ha finito per erodere lentamente il legame emotivo tra lo show e il suo pubblico, allontanandolo da quei personaggi che ne avevano decretato il successo.

Se alcune puntate di questo periodo sono riuscite comunque a lasciare il segno, il dittico della stagione 20 rappresenta uno dei fallimenti più evidenti di questa strategia. La decisione di realizzare rapidamente un seguito ha solo amplificato i problemi già presenti, rendendo ancora più chiaro quanto Gunsmoke fosse ormai lontano dalla sua forma migliore. Con l’uscita di scena di un personaggio storico poco prima dell’inizio della stagione e una direzione creativa sempre più incerta, la fine della serie non poteva che apparire imminente.

Cinque episodi dopo Brides and Grooms, Gunsmoke conclude la sua corsa su CBS. Un epilogo che, alla luce di queste scelte narrative, non sorprende. Più che un semplice passo falso, questo discusso episodio in due parti resta il segnale più evidente di un’era che stava inevitabilmente giungendo al termine.

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Fonte: Collider

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