Questo film degli anni ’60 ha ispirato un vero serial killer che ha terrorizzato l'America venti anni dopo
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Questo film degli anni ’60 ha ispirato un vero serial killer che ha terrorizzato l’America venti anni dopo

Un thriller psicologico, classico nel suo genere, è stato l'ispirazione per uno dei più terrificanti assassini della storia americana

Questo film degli anni ’60 ha ispirato un vero serial killer che ha terrorizzato l’America venti anni dopo

Un thriller psicologico, classico nel suo genere, è stato l'ispirazione per uno dei più terrificanti assassini della storia americana

Il film Il collezionista ha ispirato un vero serial killer che ha terrorizzato l'America venti anni dopo

Accade spesso che un film horror sia ispirato a tragici episodi realmente accaduti. Più raramente, invece, è avvenuto il contrario, ossia che il film in questione sia stato d’ispirazione a un serial killer, che abbia poi iniziato a emulare in maniera patologica quanto visto sullo schermo.

Uno dei casi più famosi e più terrificanti è sicuramente quello di Robert Berdella, assassino noto come “il Macellaio di Kansas City”, che ha rapito, segregato per settimane, violentato, torturato e ucciso almeno sei ragazzi tra il 1984 e il 1987, prima di essere arrestato dalla polizia a seguito della fuga della sua ultima vittima, il ventiduenne Christopher Bryson. Dopo l’arresto, l’uomo si è detto colpevole e ha dichiarato qualcosa di agghiacciante, ossia che il risveglio delle sue fantasie omicide era avvenuto dopo la visione del film Il collezionista, di William Wyler, un horror psicologico del 1965 che aveva influenzato largamente il suo modus operandi.

Il film, un classico del genere, racconta la storia di Freddie Clegg, un nevrotico impiegato di banca a Londra che passa il tempo a catturare farfalle, delle quali possiede un’ampia collezione. Un giorno, l’uomo comincia a stalkerare una studentessa d’arte di cui è innamorato, Miranda Gray, per poi rapirla e rinchiuderla nel suo seminterrato. Freddie è convinto di poter fare in modo che Miranda si innamori di lui e promette di liberarla dopo quattro settimane, a patto che lei accetti di sposarlo.

Il personaggio di Freddie Clegg è il protagonista e il principale punto di vista de Il collezionista, tuttavia non vi è alcuna ambiguità nella sua rappresentazione: è chiaro come il sole che lo spettatore non debba prenderlo a modello. Non solo: Freddie viene rappresentato come un inetto, socialmente disturbato, egocentrico, patetico. Eppure, nel saggio Rites of Burial del giornalista investigativo Tom Jackman e dell’agente Troy Cole, il serial killer Robert Berdella ha citato proprio lui come l’ispirazione che lo ha portato a compiere atti tanto terrificanti, definendolo: «un film che ho visto da ragazzo, e che suppongo abbia lasciato in me una fantasia oscura».

Oltretutto, ciò che fa Freddie nei confronti della sua vittima Miranda impallidisce di fronte agli orrori e le torture inferti dal serial killer reale. Dopo aver dichiarato che nella sua mente «non li vedeva come esseri umani», Berdella ha descritto minuziosamente in un diario tutte le atrocità compiute, comprese la tendenza a dissezionare le vittime, lo stupro violento, l’uso di droghe e dell’elettroshock. Un caso agghiacciante che ci ricorda che a volte, purtroppo, la realtà supera davvero la fantasia.

Fonte: Collider

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