Nel corso dell’ultimo anno si è parlato molto di Megalopolis, l’ambizioso progetto di Francis Ford Coppola presentato a Cannes 2024 e accolto con reazioni contrastanti, per poi diventare un deciso flop al botteghino. Non è la prima volta però che il regista de Il Padrino rischia grosso: già negli anni Ottanta aveva visto la propria carriera e i suoi studi di produzione minacciati da un altro flop memorabile, uno di quelli che fanno epoca. Si trattava di Un sogno lungo un giorno (One from the Heart, 1982), un film che all’epoca costò oltre 25 milioni di dollari e che incassò appena 600.000 dollari al botteghino statunitense, lasciando un buco finanziario enorme.
Coppola, reduce dai successi degli anni Settanta, aveva immaginato questo progetto come una svolta artistica. Il film nasceva all’interno degli Zoetrope Studios, il laboratorio creativo che il regista aveva fondato per realizzare produzioni indipendenti e innovative. Per l’occasione scelse un musical atipico, ambientato in una Las Vegas interamente ricostruita in studio. Al centro della storia ci sono Hank e Frannie, una coppia in crisi che si lascia durante la notte del 4 luglio. Da lì, i due intraprendono percorsi paralleli: Hank incontra una circense, mentre Frannie si innamora di un cameriere. Il racconto si muove tra canzoni, scenografie teatrali e atmosfere da fiaba moderna, con il sogno che si mescola alla realtà.
Sul piano visivo, Un sogno lungo un giorno rappresentò una sfida tecnica: Coppola utilizzò un sistema di montaggio elettronico allora avveniristico, con set costruiti a grandezza naturale e illuminati in modo da sembrare veri paesaggi urbani. A rendere il film ancora più particolare contribuì la colonna sonora, firmata da Tom Waits e Crystal Gayle, candidata all’Oscar. Ma se dal punto di vista estetico l’opera era innovativa, sul piano commerciale si rivelò un disastro. Il pubblico non comprese la scelta di un musical sperimentale e la critica accolse il film con freddezza, giudicandolo bello da vedere ma privo di sostanza narrativa.
Roger Ebert lo definì «più interessante come esperimento che come film riuscito», mentre molte riviste lo considerarono un progetto autoreferenziale, troppo costoso e lontano dai gusti del pubblico. Parole che, curiosamente, sono state usate anche per descrivere il più recente fiasco di Megalopolis. Il risultato fu devastante: l’insuccesso costrinse Coppola a vendere i suoi Zoetrope Studios e lo segnò per anni, influenzando le scelte dei suoi progetti successivi.
Oggi Un sogno lungo un giorno viene spesso rivalutato come un’opera visionaria, un esperimento che anticipava certe estetiche moderne e che mostra il lato più audace di Coppola. Nonostante il disastro finanziario, resta una testimonianza di quanto un grande autore sia disposto a rischiare pur di inseguire un’idea. E proprio questa coerenza con la sua visione, anche quando lo porta a confrontarsi con il fallimento, è ciò che rende la sua carriera ancora oggi una delle più affascinanti di Hollywood.
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