Con Climax, Gaspar Noé firma uno dei suoi lavori più disturbanti e sensorialmente travolgenti, trasformando un’esplosione di energia coreografica in una discesa agli inferi psichedelica e senza ritorno. Presentato come un horror psicologico, il film – girato interamente in piano sequenza – è in realtà molto di più: un’esperienza visiva estrema, un viaggio allucinato che fonde danza, improvvisazione e caos in un’unica, lunga spirale di violenza e disorientamento.
La trama prende ispirazione da un fatto realmente accaduto in Francia nel 1996, quando una compagnia di danza festeggiò la fine delle prove con una serata in cui le bevande vennero inconsapevolmente contaminate con LSD. Noé prende questa premessa e la porta all’estremo: il film segue un gruppo di ballerini che si ritrovano a provare in una scuola isolata. L’atmosfera iniziale è elettrica, quasi euforica. Tuttavia, la la festa degenera rapidamente in un incubo psicotico quando i presenti scoprono di essere sotto l’effetto di droghe allucinogene. Da quel momento, la realtà crolla pezzo dopo pezzo, lasciando spazio a un delirio crescente fatto di panico, paranoia, istinti primordiali e violenza.
Girato in soli 15 giorni, Climax è stato realizzato senza una vera sceneggiatura: l’intero cast — composto perlopiù da ballerini professionisti senza esperienze precedenti nel cinema — ha improvvisato ogni dialogo e movimento, guidato solo da una traccia di una pagina. La scelta di girare le scene in ordine cronologico ha permesso a Noé di seguire l’evoluzione naturale del caos, amplificando la sensazione di progressivo smarrimento che vive lo spettatore. La recitazione spontanea e priva di filtri contribuisce a rendere le reazioni dei personaggi più credibili e imprevedibili: nessuno sa cosa accadrà, né dentro né fuori dallo schermo.
Uno degli aspetti più sorprendenti del film è l’uso del piano sequenza: i movimenti della macchina da presa, sinuosi e costanti, creano un flusso narrativo che annulla ogni punto di riferimento. Il film si apre con un’incredibile ripresa di otto minuti e prosegue con inquadrature che durano anche 30 minuti, senza tagli visibili. Il risultato è un senso di immersione totale, ma anche di claustrofobia: lo spettatore non ha via di fuga, proprio come i protagonisti. Una delle sequenze più potenti è quella in cui la cinepresa fluttua sopra i ballerini mentre i loro corpi si muovono freneticamente, segnando il momento in cui la festa inizia a deformarsi in qualcosa di inquietante.
A tutto questo si aggiunge l’uso straniante del testo su schermo: Noé inserisce frasi criptiche e disturbanti nel bel mezzo del film, come “LA MORTE È UN’ESPERIENZA STRAORDINARIA” o “LA VITA È UN’IMPOSSIBILITÀ COLLETTIVA”. I titoli di testa arrivano a metà del film, spezzando ogni convenzione narrativa. Non c’è un protagonista, non c’è una morale: lo spettatore è lasciato solo, disorientato, costretto ad assistere all’implosione collettiva senza nessuno a cui aggrapparsi.
Perfino Sofia Boutella, l’unica attrice professionista del gruppo insieme a Souheila Yacoub, ha ammesso di aver dovuto isolarsi durante le riprese, concentrandosi esclusivamente sul proprio personaggio: una condizione che si riflette anche nello spettatore, che viene escluso da ogni possibilità di empatia o sollievo. La visione di Climax diventa così un’esperienza profondamente destabilizzante, in cui la danza, solitamente espressione di libertà e vitalità, si trasforma in un linguaggio dell’orrore.
La potenza visiva e sonora del film — tra luci stroboscopiche, musiche martellanti e silenzi agghiaccianti — contribuisce a creare un effetto quasi ipnotico. Lo spettatore è intrappolato in un loop sensoriale, trascinato in una realtà dove tutto perde senso, dove la percezione del tempo si dissolve e l’unico filo conduttore è il caos.
Climax è un film che sfida lo spettatore, che lo mette alla prova e lo spinge al limite: non offre risposte, né vie di fuga. È un’esperienza immersiva, disturbante, esteticamente raffinata e moralmente ambigua. Un incubo a occhi aperti che trasforma la bellezza del movimento in un rituale collettivo di autodistruzione.
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Fonte: Collider
