Ci sono film horror che spaventano con serial killer, mostri e creature inquietanti. Altri utilizzano la paura per raccontare qualcosa di più profondo, trasformando il terrore in una riflessione sulla società o sulla mente umana. E poi ci sono film che scelgono una strada completamente diversa: horror talmente folli, visionari e destabilizzanti da sembrare un’esperienza psichedelica prima ancora che cinematografica.
In quest’ultima categoria risiede sicuramente Climax di Gaspar Noé, una co-produzione tra Francia e Belgio che non ha avuto grande fortuna al box office, ma che merita di essere riscoperta per la sua originalità stilistica e la sua capacità di lasciare un segno. La storia è ambientata nel 1996 e racconta di ventiquattro componenti di un corpo di ballo francese che, dopo una giornata di prove per uno spettacolo, organizzano un after party in un edificio isolato. Tuttavia, i festeggiamenti prendono una piega oscura quando la sangria viene drogata con LSD. Da quel momento, il gruppo precipita in una spirale di paranoia, violenza, allucinazioni e follia, trasformando la festa in un incubo.
Il film non segue le classiche convenzioni del genere: niente jump scare, niente spiegazioni, nessun finale rassicurante. C’è della violenza, ma non è un lungometraggio particolarmente sanguinolento. Ciò che caratterizza Climax è più che altro l’atmosfera che trascina lo spettatore in un vortice di caos, complice anche una regia particolarmente impressionante, fatta di lunghissimi piani sequenza, movimenti di macchina incessanti, inquadrature capovolte e luci stroboscopiche. In questa vicenda, non ci sono messaggi profondi o riflessioni esistenziali a cui arrivare: l’obiettivo è unicamente quello di piazzare lo spettatore in mezzo alla spirale del caos, per far sì che percepisca tutto il panico e l’angoscia dei personaggi. L’orrore nasce dalla perdita di controllo, dal collasso psicologico di un gruppo di persone in cui la razionalità viene meno, lasciando spazio alla violenza, all’autolesionismo, all’erotismo e alle crisi psicotiche, mostrate dal regista con grande crudezza.
Uno dei titoli più rappresentativi del cinema horror d’autore contemporaneo, Climax non è stato un successo al box office, nonostante sia stato accolto favorevolmente dalla critica. Negli anni, però, è stato rivalutato da molti appassionati di horror d’autore o di cinema sperimentale e si è ritagliato una nicchia che lo considera un piccolo cult. Se siete alla ricerca di un’esperienza sensoriale capace di sconvolgere più che di spaventare, questo è sicuramente un titolo che meriterebbe una seconda occasione.
Foto: MovieStillsDB
Fonte: SlashFilm
