Questo show dimenticato è stato così odiato dal pubblico da essere cancellato.. dopo solo 3 episodi
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Questo show dimenticato è stato così odiato dal pubblico da essere cancellato.. dopo solo 3 episodi

Caso più unico che raro, è riuscita a unire nel disprezzo tanto gli spettatori quanto la critica specializzata, sollevando una polemica nazionale

Questo show dimenticato è stato così odiato dal pubblico da essere cancellato.. dopo solo 3 episodi

Caso più unico che raro, è riuscita a unire nel disprezzo tanto gli spettatori quanto la critica specializzata, sollevando una polemica nazionale

frame della serie The Secret Diary of Desmond Pfeiffer

Oggi siamo più che abituati a vedere serie travolte dalle polemiche sui social ancora prima del debutto. Tuttavia, molto prima dell’era di X e TikTok, vide (brevemente) la luce uno show che riuscì nell’impresa di farsi odiare praticamente da tutti ancor prima di andare in onda. Stiamo parlando di The Secret Diary of Desmond Pfeiffer e la sua storia rappresenta ancora oggi uno dei fallimenti più clamorosi del panorama televisivo.

La sitcom debuttò nel 1998 sul network UPN con una premessa che già all’epoca appariva quantomeno controversa. Protagonista era Desmond Pfeiffer, interpretato da Chi McBride, un aristocratico britannico caduto in disgrazia che, dopo essere emigrato negli Stati Uniti durante la Guerra Civile, finiva per diventare il maggiordomo personale del presidente Abraham Lincoln. La trovata narrativa ruotava attorno al diario segreto del protagonista, attraverso il quale veniva raccontata una versione completamente stravolta della storia americana. In questa rilettura satirica, Lincoln non era rappresentato come l’irreprensibile presidente passato alla storia per l’abolizione della schiavitù, ma come una sorta di donnaiolo impenitente ossessionato dal sesso che finisce per ritrovarsi coinvolto in situazioni sempre più assurde.

L’intenzione degli autori era quella di realizzare una satira politica contemporanea travestita da commedia storica. Dietro la figura di Lincoln, infatti, molti videro un riferimento nemmeno troppo velato all’allora presidente Bill Clinton, la cui reputazione sentimentale era costantemente al centro dell’attenzione mediatica. Tuttavia, sembra proprio che quasi nessuno trovò la cosa particolarmente divertente. Ancora prima della messa in onda, la serie fu travolta da proteste e critiche. Diverse associazioni, tra cui la Brotherhood Crusade e la NAACP, accusarono il programma di prendersi gioco di un periodo drammatico della storia americana.

Le polemiche divennero così intense da trasformare The Secret Diary of Desmond Pfeiffer in un caso mediatico nazionale. La rete cercò persino di sfruttare la cattiva pubblicità a proprio vantaggio, con alcune campagne promozionali che non esitavano a sottolineare con orgoglio quanti la critica la odiasse, nella speranza che la curiosità del pubblico si trasformasse in ascolti. Non andò esattamente così. Quando la serie debuttò il 5 ottobre 1998, gli spettatori la respinsero quasi immediatamente. Furono prodotti nove episodi, ma il crollo degli ascolti fu talmente rapido che lo show venne cancellato dopo appena tre puntate e rimosso dalla programmazione poche settimane più tardi. La cosa più curiosa è che, col senno di poi, molti osservatori concordano sul fatto che le proteste non furono nemmeno il vero problema della serie.

Diversi critici e storici della televisione hanno infatti sottolineato come The Secret Diary of Desmond Pfeiffer non prendesse realmente in giro la schiavitù e non contenesse battute offensive sull’argomento. Semplicemente, era una sitcom scritta male, con gag spesso grossolane, una satira raramente incisiva e le battute a sfondo sessuale che risultavano più imbarazzanti che provocatorie. Nemmeno un cast di attori talentuosi riuscì a salvare il progetto, anche se Kelly Connell nei panni di un improbabile Ulysses S. Grant alcolizzato rimane uno dei pochi elementi ricordati con una certa simpatia.

A oltre venticinque anni di distanza, The Secret Diary of Desmond Pfeiffer continua a occupare un posto speciale nella storia della televisione. Non perché fosse avanti coi tempi o perché sia stato rivalutato come cult dimenticato, ma perché ad oggi rappresenta uno dei rarissimi casi in cui una serie riuscì a unire pubblico, critica e opinionisti in un giudizio quasi unanime. Le proteste contribuirono certamente ad alimentare il dibattito, ma probabilmente il destino dello show era già segnato, e senza quelle polemiche, sarebbe comunque finito quanto prima nel dimenticatoio.

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Foto: UPN

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