Tra i sottogeneri del thriller, uno dei più amati è l’heist movie, in cui i protagonisti si trovano a organizzare un colpo o una rapina, spesso di grande portata o con una pianificazione complessa. Talvolta, questi film sono basati su casi di cronaca realmente accaduti, cosa che rende il tutto ancora più interessante e coinvolgente per lo spettatore. Di certo, questi episodi sono assolutamente eclatanti e sconvolgenti: un esempio perfetto è il film norvegese Nokas, thriller ispirato a una rapina avvenuta nella città di Stavanger nel 2004, un evento che ha sconvolto tutto il Paese e che all’epoca è stato considerato lo shock pubblico più grande dello stato scandinavo.
Quel giorno, alle otto di mattina, un gruppo di tredici criminali armati ha assaltato la NOKAS (Norwegian Cash Service), ossia la società che gestisce il denaro contante per le banche norvegesi. Benché la polizia fosse al corrente di un possibile tentativo di rapina, quel giorno il numero degli agenti era insufficiente, a causa delle festività di Pasqua. Secondo il piano, la rapina sarebbe dovuta durare 8 minuti, tuttavia il gruppo ha incontrato difficoltà nello sfondare i vetri antiproiettile dell’edificio. Questo ha permesso ai dipendenti di fuggire prima dell’ingresso di sette uomini armati, che hanno infine sequestrato 57 milioni di corone norvegesi, uccidendo anche un poliziotto nello scontro armato che ne è seguito.
Diretto da Erik Skjoldbjærg, autore di Insomnia, da cui è stato tratto il remake di Christopher Nolan, Nokas è un thriller che non mira a rendere glamour il crimine, bensì a riprodurre gli eventi realmente accaduti con la massima accuratezza possibile. Regista e sceneggiatore hanno ricostruito la vicenda tramite minuziose interviste ai testimoni, alla polizia e ai rapinatori tuttora detenuti in carcere. Dimenticatevi insomma le atmosfere hollywoodiane, le backstory tragiche o il momento dell’eroe che si oppone contro il male: Nokas vuole trasmettere agli spettatori il realismo, in alcuni momenti addirittura la paura, il panico e lo shock.
Per raggiungere questo obiettivo, Skjoldbjærg si è servito anche di strumenti come la camera a mano e l’utilizzo di attori amatoriali invece che professionisti. Questi accorgimenti danno un tocco documentaristico all’opera, quasi come se lo spettatore stesse guardando la registrazione di una telecamera di sicurezza, invece che un film drammatico. Tra gli aspetti più realistici di questo film c’è poi la sensazione di confusione e caos che permea tutta la vicenda: a tratti, sembra quasi di scivolare nella dark comedy, perché sia i rapinatori che gli agenti di polizia appaiono spesso e volentieri goffi e impreparati davanti alla portata di ciò che sta accadendo. Attraverso questa scelta stilistica, il regista rende ancora più sconvolgente la violenza dell’atto criminale: lo spettatore, infatti, non può fare a meno di immedesimarsi e di pensare che possa accadere anche a lui, nella vita reale.
Fonte: Collider
© RIPRODUZIONE RISERVATA