Sono pochi i film horror che riescono a ottenere il consenso unanime del pubblico, e ancora meno quelli che riescono a strappare il plauso collettivo della critica. Ecco perché, quando un titolo appartenente a questo genere arriva al 100% di recensioni positive sui numerosi aggregatori presenti online, è certo che si tratti di un’opera di valore, da vedere assolutamente. Persino se la censura ci mette lo zampino.
È quello che è successo al film horror austriaco del 1983 Angst, unico lungometraggio di Gerald Kargl, definito dal regista francese Gaspar Noé «uno dei capolavori del decennio» e «il miglior film su un omicida psicopatico» che avesse mai visto. Sì, perché l’opera è ispirata a un’agghiacciante storia realmente accaduta, che poi è anche il motivo per il quale quasi tutti i Paesi europei sono intervenuti con una pesante censura, che in un primo momento ha limitato la circolazione del film nelle sale.
Il serial killer in questione è Werner Kniesek, di Salisburgo, considerato uno dei più grandi criminali della storia austriaca. Mentre si trovava in libertà vigilata per tre giorni, dopo aver tentato di sparare a una donna di 73 anni, l’uomo si è recato nella cittadina di St. Pölten, dove ha fatto irruzione in una casa qualsiasi, quella della famiglia Altreiter. Qui, ha torturato e strangolato senza alcun motivo Walter Altreiter, disabile di 26 anni, per poi fare la stessa cosa con la madre Gertrude, di 55 anni, e la sorella Ingrid, di 24. Quest’ultima è stata abusata e violentata per oltre sette ore prima di essere uccisa dall’assassino. Infine, Kniesek ha ucciso anche il gatto di famiglia, per poi chiudere i cadaveri nel bagagliaio della sua auto e andare al ristorante. Qui, i suoi comportamenti sospetti hanno allertato il personale del locale, che ha chiamato immediatamente le forze dell’ordine, portando alla cattura del killer poche ore dopo.
Il film di Gerald Kargl inventa molto, calcando la mano sugli aspetti tragici o violenti: ad esempio, sono incluse delle scene nelle quali il protagonista riflette sulla sua infanzia fatta di orribili abusi, cosa che non è riportata nell’effettiva biografia di Kniesek. Inoltre, in alcune versioni c’è un prologo che mostra le prime vittime del killer in giovane età, aumentando quindi il numero dei suoi omicidi. Nonostante queste scelte, probabilmente legate alla necessità di enfatizzare gli aspetti horror, Angst riesce a non scadere nella pornografia del dolore grazie a un’estetica controllata, a una costruzione tesa e a un rigore quasi documentaristico.
Lo scopo del regista è quello di portarci nella mente del killer psicopatico. Questo obiettivo viene raggiunto attraverso vari espedienti: in primis un voice-over tramite il quale egli racconta i suoi osceni desideri, poi l’utilizzo della telecamera, che si sofferma spesso su particolari insoliti e ossessivi, e infine l’incredibile recitazione di Erwin Leder, che regala agli spettatori un personaggio magnetico. La vera forza di questo film, dunque, non sta nella storia, bensì nella capacità di farci vivere l’orrore da dentro. Per questo è stato bandito in diversi Paesi europei all’epoca dell’uscita, ma anche per questo oggi viene considerato un capolavoro.
Fonte: Collider
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