“Talenti”: chissà se lo sanno, alla Rainbow, che il quartiere romano dove le Winx, le fatine nate dalla matita di Iginio Straffi, hanno imparato a volare in 3D, si chiama proprio così. Difficile immaginare un nome più adatto, per questa fucina di creatività. Anche se, vista da fuori, la casa di Bloom, Stella, Musa, Flora, Tecna e Aisha (l’ultima arrivata del gruppo) è il contrario di come se l’aspetterebbero le milioni di fan sparse per il mondo: guardando l’edificio grigio e squadrato, tutto ti sogneresti di fare, tranne un tuffo nella fantasia. E invece bastano un paio di rampe di scale e il caldo agostano e l’asfalto bollente è solo un ricordo: «Benvenuto, non ti preoccupare se non conosci qualche parola, alla fine del tour sarà tutto chiaro», promette chi ci accompagna alla scoperta del mondo Rainbow. Ma di che parole parlano? Il tempo di entrare in uno stanzone pieno di computer, e il mistero è svelato (anzi, no): rendering, compositing, motion vector… «Riesci a capirlo o hai bisogno di un traduttore dal sardo», scherza un collega del “genio” cagliaritano (o giù di lì) impegnato a mostrarci movimenti e bardature di un cavallo tridimensionale che presto correrà sul grande schermo. Winx Club – Magica Avventura è il primo film italiano in 3D stereoscopico, totalmente realizzato in Italia da un piccolo esercito di creativi provenienti da tutto il Paese, capitanati naturalmente da Straffi, l’ex fumettista (ha cominciato col mitico Nick Raider) che ha costruito un impero dal fatturato a nove zeri, esportato in tutto il mondo.

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Ecco il quartier generale della Rainbow CGI. In questi studi le magiche fatine hanno imparato a volare in 3D, come dimostrano gli (ormai famosi) occhialini indossati dallo staff durante uno dei check

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La macchina di idee qui non si ferma mai: il secondo lungometraggio non è ancora uscito nelle sale, e già si pensa al terzo capitolo cinematografico, Versus Roma; un cartone più “maturo”, ambientato tra i gladiatori dell’Urbe imperiale, di cui già sono pronti i primi storyboard e i primi manifesti… ancora top secret.

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Rendering, compositing, motion vector… Alla Rainbow CGI si parla così, in codice (almeno per i profani). Perché computer, monitor e software di ultima generazione sono i veri compagni di viaggio di questo esercito di creativi provenienti da tutto il mondo. Che hanno il compito di curare ogni singolo dettaglio, dalla chioma delle fatine ai loro abiti, perché «ogni tessuto ha un suo peso»

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