Rami Malek è uno dei più grandi e cristallini talenti della sua generazione, solo in parte noto al grandissimo pubblico ma dalla bravura sconfinata. Nato a Los Angeles nel 1981, ancora molto giovane e con grandi margini di crescita, ha già lavorato con Steven Spielberg e Tom Hanks, interpretato il vampiro Benjamin di Twilight e raggiunto la fama internazionale nei panni di Ahkmenrah nella saga di Una notte al museo e soprattutto con la premiatissima serie televisiva Mr. Robot, in cui impersona Elliot Alderson, ingegnere informatico newyorkese impiegato come esperto di sicurezza informatica e alle prese con una sociofobia dai contorni schizofrenici. Un giovane uomo dalla mente così paranoica da spingerlo alle soglie di una follia preda di incubi e visioni allucinate. Un ruolo che ha segnato in profondità l’immaginario collettivo dei fan della serialità e che gli rimarrà per sempre cucito addosso (per la sua interpretazione ha vinto un Emmy ed è stato nominato a due Golden Globe).
Ma Rami da quel momento non si è fermato, affrontando una s da ancora più grande, che potrebbe portarlo alle soglie dell’Oscar: interpretare Freddie Mercury, carismatico leader dei Queen, band britannica che con il suo rock energico e trascinante è entrata nei cuori di diverse generazioni. Il lm è stato molto travagliato: in partenza avrebbe dovuto interpretarlo l’irriverente Sacha Baron Cohen, che però ha litigato a morte con Brian May, membro del gruppo e produttore esecutivo insieme a un altro componente dei Queen, Roger Taylor, senza dimenticare che il regista Bryan Singer è stato licenziato in maniera improvvisa a ridosso dell’uscita. L’apporto di Malek, dunque, è stato doppiamente decisivo per far sì che l’operazione andasse in porto dopo anni di incertezze produttive. L’attore ha avuto modo di parlarci della sua esperienza in un hotel di Roma, dove è passato per la presentazione italiana del film.
Interpretare Freddie Mercury è una sfida tale da togliere il sonno a chiunque, non solo per la sua impressionante forza vocale ma anche per una fisicità irripetibile. Come ti sei immerso in questo personaggio così carismatico?
«È stato estremamente difficile essere Freddie Mercury. Non voglio dire che sia stato un peso o un onere, ma la natura mitologica di quest’uomo ha fatto sì che lui significasse talmente tanto per tutti da farmi sentire in maniera spaventosa la responsabilità di questo ruolo. Negli occhi e nel cuore di tutti Mercury è a tutti gli effetti un Dio della musica e per me era importante ren- dere giustizia alla sua eredità e al suo retaggio, per cui ho cercato di immergermi totalmente in ciò che Freddie è stato».
Quanto è stata massacrante la tua preparazione al ruolo?
«Ho preso lezioni di canto e di pianoforte per un anno e mezzo, non solo per la parte musicale ma anche con un coach per aderire al suo accento, ai suoi movimenti, al suo modo di esprimersi e comportarsi. Quando ho iniziato a prepararmi, il film non aveva ancora tutti i finanziamenti ap- provati, ma sono subito andato a Londra per immergermi nel ruolo. Accetto sempre delle parti solo se un giorno, guardandomi indietro, ho la certezza che potranno rendermi orgoglioso. Cerco di accettare delle sfide, non dei ruoli fini a se stessi per evitare che il mercato e la gente si dimentichino di me. Anche con Mr. Robot ho avuto la stessa sensazione».
Leggi l’intervista completa a Rami Malek su Best Movie di novembre.
Foto: © 20th Century Fox
