Da oggi, 15 giugno, Ray Donovan arriva su Sky e NOW, riportando in catalogo una delle serie crime americane più riconoscibili del decennio scorso. Non è una novità assoluta, ma proprio per questo può funzionare come uno di quei recuperi capaci di trovare nuovo pubblico quando tornano disponibili in streaming: una storia lunga, compatta nella sua identità, costruita intorno a un protagonista difficile da ridurre a una formula e a un ambiente, quello del potere tra Los Angeles e New York, che la serie osserva senza trasformarlo in semplice sfondo glamour.
Creata da Ann Biderman per Showtime, Ray Donovan ha debuttato nel 2013 e si è conclusa nel 2020 dopo sette stagioni, prima di trovare una chiusura ulteriore con Ray Donovan: The Movie, film televisivo arrivato nel 2022. Al centro c’è Liev Schreiber, volto e corpo di un personaggio che vive di controllo, silenzi e compromessi. Ray Donovan è un fixer: lavora per clienti ricchi, famosi o influenti, e il suo compito è far sparire scandali, minacce, prove compromettenti e problemi che non possono essere risolti attraverso canali ufficiali. È un mestiere che richiede lucidità, cinismo e capacità di muoversi nei territori più opachi del denaro e della reputazione. Il punto è che Ray sa gestire quasi tutto, tranne la propria famiglia.
La trama e i personaggi di Ray Donovan
La serie parte da un contrasto molto netto: da una parte c’è Ray, professionista del disordine altrui, uomo chiamato quando una crisi deve essere chiusa prima che diventi pubblica; dall’altra c’è il suo mondo privato, dove ogni tentativo di controllo si incrina. Il ritorno del padre Mickey Donovan, interpretato da Jon Voight, è l’elemento che riapre ferite antiche e mette in movimento buona parte del conflitto familiare. Mickey esce di prigione e torna nella vita dei figli portando con sé una miscela di fascino, irresponsabilità e pericolo. Non è soltanto un antagonista: è la radice di molti problemi, ma anche un personaggio che impedisce alla serie di trasformare la famiglia Donovan in un blocco moralmente semplice.
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Accanto a Ray ci sono la moglie Abby, interpretata da Paula Malcomson, e i fratelli Terry, Bunchy e Daryll, interpretati rispettivamente da Eddie Marsan, Dash Mihok e Pooch Hall. La loro presenza serve a tenere la serie lontana dal semplice procedural sul risolutore di problemi. Ogni episodio può partire da una crisi da gestire, ma Ray Donovan funziona soprattutto quando mostra quanto il lavoro del protagonista sia legato alla sua incapacità di separare davvero violenza, lealtà, colpa e protezione. Ray sistema le vite degli altri perché ha imparato a muoversi nel caos, ma il caos da cui proviene resta sempre lì, pronto a rientrare.
La prima parte della serie è fortemente legata a Los Angeles, ai suoi ambienti di potere, al rapporto tra spettacolo, denaro e criminalità sotterranea. Nelle ultime stagioni lo scenario si sposta verso New York, ma il centro resta lo stesso: un uomo che agisce come se ogni cosa potesse essere riparata, mentre la sua storia personale dimostra il contrario. È questo equilibrio tra crime, dramma familiare e studio del personaggio a distinguere Ray Donovan da molte altre serie costruite intorno a un antieroe.
Perché recuperarla oggi su Sky e NOW
Ray Donovan merita il recupero perché appartiene a una stagione televisiva in cui il crime non era solo questione di indagini, colpi di scena e casi da chiudere. La serie lavora su una figura molto precisa: un uomo che conosce i meccanismi del potere perché li serve, li protegge e a volte li ricatta, ma che non riesce mai a diventare davvero libero da quel sistema. Ray non è un eroe e la serie non chiede allo spettatore di assolverlo. Lo osserva mentre prende decisioni spesso brutali, mentre prova a difendere la propria famiglia e mentre contribuisce, nello stesso momento, a danneggiarla.
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Il valore principale resta Liev Schreiber. La sua interpretazione è trattenuta, fisica, costruita più sui silenzi che sulle esplosioni. Ray parla poco, ascolta molto e spesso comunica più con la postura che con le battute. Di fronte a lui, Jon Voight porta Mickey su un registro opposto: più espansivo, più imprevedibile, più disturbante nella sua capacità di rendere instabile ogni situazione. Il rapporto tra i due dà alla serie una tensione costante, perché non riguarda solo il presente dei personaggi, ma tutto quello che li ha preceduti.
Recuperarla oggi ha senso anche perché Ray Donovan è una serie lunga ma non dispersiva nella sua identità. Le sette stagioni permettono di seguire l’evoluzione dei personaggi, i cambiamenti di scenario e l’accumulo delle conseguenze, senza perdere il nucleo originario: la distanza tra l’immagine pubblica delle persone potenti e il lavoro sporco necessario per mantenerla intatta. È un tema che, a distanza di anni, non appare meno attuale. Anzi, il modo in cui la serie lega reputazione, denaro, famiglia e violenza conserva una forza immediata proprio perché non ha bisogno di aggiornarsi a tutti i costi.
Per chi cerca un crime più cupo che spettacolare, Ray Donovan resta quindi un recupero solido. Non è una serie da guardare solo per la trama orizzontale o per il singolo caso, ma per il modo in cui costruisce un ambiente morale coerente, fatto di favori, debiti, bugie e legami impossibili da sciogliere. L’arrivo su Sky e NOW offre l’occasione giusta per rivederla o scoprirla dall’inizio, seguendo la parabola di un personaggio che ha fatto della risoluzione dei problemi il proprio mestiere, senza riuscire mai a risolvere davvero il problema principale: sé stesso.
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