Cosa succede quando l’estetica noir dei cineasti Hélène Cattet e Bruno Forzani incontra la visione grafica di uno dei fumettisti più iconici del panorama italiano? La risposta è la cover speciale del numero di luglio di Best Movie, firmata da Roberto Recchioni per celebrare l’uscita nelle sale italiane dal 3 luglio del loro nuovo film, Reflection in a Dead Diamond. Un’illustrazione esclusiva che funge da estensione visiva dell’universo del film: una sintesi di sguardi, frammenti e ossessioni che cattura in un colpo solo il senso del cinema della coppia belga.
Figura centrale del fumetto italiano contemporaneo, Roberto Recchioni è noto per la sua attività come autore, sceneggiatore, illustratore e curatore editoriale. Romano, classe 1974, è stato tra i creatori di serie cult come John Doe, Orfani e Battaglia, e ha rilanciato Dylan Dog con una visione più adulta e cinematografica. Da sempre affascinato dal linguaggio del cinema, Recchioni ha costruito la sua carriera sull’incontro tra narrazione seriale, estetica pop e suggestioni visive provenienti dal noir, dall’horror e dal pulp italiano ed europeo. Il suo stile essenziale, tagliente e altamente evocativo si è dimostrato perfetto per dialogare con l’universo di Reflection in a Dead Diamond, film che vive della sua stessa ossessione per la forma e per l’immagine come racconto.

Presentato in concorso al 75° Festival di Berlino, Reflection in a Dead Diamond non è un film “lineare”. È un’esperienza audiovisiva che prende in prestito l’immaginario del giallo italiano, dello eurospy e del cinema psichedelico anni ’60 e ’70, rielaborandoli con un montaggio sincopato, una fotografia espressionista e un uso iper-stilizzato del suono. Il protagonista John D. (Fabio Testi) è un ex agente dell’Est che vive ritirato in un hotel di lusso sulla Costa Azzurra. La scomparsa improvvisa della sua nuova, affascinante vicina risveglia in lui memorie confuse, incubi sensoriali e una spirale paranoica da cui non sembra poter uscire.
Al centro della composizione di Recchioni, un uomo stilizzato in bianco – il personaggio di Testi – si staglia su uno sfondo rosso fuoco, attraversato da una ragnatela di vetri infranti che sembrano riflettere, moltiplicare e frammentare lo sguardo della figura femminile sullo sfondo. L’effetto è quello di uno specchio rotto che restituisce l’identità disgregata del protagonista, prigioniero di ricordi e visioni.
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Recchioni traduce in immagine temi centrali di Reflection in a Dead Diamond, come lo spaesamento, la paranoia, il desiderio e il doppio, rielaborati attraverso un uso preciso della forma e del contrasto. Il dialogo tra pieni e vuoti, tra eleganza grafica e tensione visiva, dà vita a una composizione che riecheggia l’estetica perturbante del film.
Lo stile scelto si rifà dichiaratamente alle grafiche dei manifesti cinematografici europei anni ’60 e al linguaggio dei fumetti noir, da Diabolik a Fantômas, da Kriminal ai gialli Mondadori, con una sensibilità tutta contemporanea. Un’estetica che riflette a sua volta quella di Cattet e Forzani, registi che hanno fatto della citazione e della manipolazione formale la loro cifra stilistica.

Seguendo una logica cara alla coppia di cineasti, la trama di Reflection in a Dead Diamond si fa sempre più rarefatta. I dettagli narrativi si dissolvono in un flusso di visioni, gesti ripetuti, oggetti feticizzati, sogni e flashback indistinguibili. Come hanno dichiarato gli stessi: «Volevamo una storia con molteplici livelli di lettura, come un diamante sfaccettato che proietta ombre caleidoscopiche su ogni sequenza».
La cover realizzata da Roberto Recchioni si inserisce perfettamente in questo gioco metacinematografico. La figura femminile mascherata, dallo sguardo enigmatico, non è solo un volto: è una presenza che domina lo spazio, incarna la minaccia, il mistero, il desiderio e il tradimento. È la femme fatale che attraversa l’intera filmografia di Cattet e Forzani, ma anche l’eco di centinaia di eroine sensuali e spietate viste nel fumetto nero e nel poliziottesco italiano. D’altra parte, il corpo maschile centrale – ridotto a sagoma, attraversato da fratture – è sì tecnicamente John D. ma potrebbe essere chiunque. Un’ombra tra le ombre, vittima di una trama che non si lascia afferrare.

Come dicevamo, Reflection in a Dead Diamond sarà nelle sale italiane dal 3 luglio, distribuito da Lucky Red. Thriller atipico che sperimenta con la forma e la narrazione, mescolando estetica vintage, ritmo ipnotico e frammentazione visiva, si propone come un viaggio cinematografico che mette alla prova i sensi, sfida le aspettative e costringe lo spettatore a rinunciare a ogni certezza narrativa.
La cover di Roberto Recchioni, in questo senso, è lo specchio ideale di un film che si guarda come un quadro astratto e si ascolta come un concerto disturbante. Dove ogni vetro rotto, ogni riflesso, ogni volto tagliato da una crepa racconta non ciò che accade, ma ciò che rimane dopo: frammenti di un cinema che continua a guardare il proprio passato per immaginare un nuovo futuro.
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