Rhaenyra o Daenerys, chi ha fatto più danni nel Trono di Spade?
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Rhaenyra o Daenerys Targaryen: quale regina ha fatto più danni nel Trono di Spade?

Da House of the Dragon a Game of Thrones, il sangue del drago ha prodotto conquiste, promesse di giustizia e distruzioni difficili da cancellare

Rhaenyra o Daenerys Targaryen: quale regina ha fatto più danni nel Trono di Spade?

Da House of the Dragon a Game of Thrones, il sangue del drago ha prodotto conquiste, promesse di giustizia e distruzioni difficili da cancellare

rhaenyra e daenerys targaryen

Con la terza stagione di House of the Dragon in corso, Rhaenyra Targaryen ha raggiunto il centro materiale del potere: il Trono di Spade. Dopo anni di giuramenti contestati, lutti familiari, alleanze spezzate e una guerra civile sempre più feroce, la regina dei Neri è arrivata ad Approdo del Re. Sedersi sul trono, però, non significa avere risolto il conflitto. La Danza dei Draghi ha già mostrato quanto sia fragile un potere conquistato con il fuoco, soprattutto quando la stessa famiglia possiede abbastanza draghi da trasformare ogni decisione in una strage.

Il percorso di Rhaenyra porta inevitabilmente a un confronto con Daenerys Targaryen, l’altra grande regina del sangue del drago raccontata dal franchise HBO. Le separano quasi due secoli, due guerre molto diverse e due immagini opposte della legittimità. Rhaenyra ha combattuto per un diritto dinastico promesso dal padre e negato da una parte del regno. Daenerys è arrivata a Westeros da esule, dopo avere ricostruito altrove il proprio potere e dopo avere riportato i draghi nel mondo. Eppure entrambe hanno incarnato lo stesso nodo: cosa succede quando una Targaryen si convince che il proprio destino valga più del prezzo imposto agli altri?

Rhaenyra Targaryen, la regina dalla successione impossibile

Rhaenyra non ha iniziato la guerra come conquistatrice. È stata scelta da Viserys I come erede al Trono di Spade, davanti ai lord del regno, quando il re non aveva un figlio maschio sopravvissuto. La sua pretesa nasce quindi da una decisione politica chiara. Il problema è arrivato dopo, con il secondo matrimonio di Viserys con Alicent Hightower e la nascita di Aegon, Aemond, Helaena e Daeron. Da quel momento il regno ha avuto due idee incompatibili di successione: la volontà espressa dal sovrano e la tradizione maschile difesa dai Verdi. Il punto a favore di Rhaenyra è forte. Non ha inventato la propria legittimità, non si è imposta dal nulla, non ha invaso Westeros da fuori. Ha rivendicato ciò che il padre le aveva promesso e che molti lord avevano giurato di riconoscere. La sua posizione è diventata instabile perché Westeros non era disposto ad accettare fino in fondo una donna sul Trono di Spade. Tutto ciò che per un principe maschio sarebbe stato tollerato, per lei è diventato un’arma: la vita privata, i figli, il matrimonio, il carattere, l’ambizione.

La sua responsabilità inizia quando quella legittimità diventa guerra totale. Rhaenyra è stata tradita, ma non ha cercato un’alternativa al sistema che l’ha ferita. Ha combattuto per possederlo. Non ha messo in discussione il diritto dei Targaryen a governare Westeros attraverso sangue, dinastia e draghi; ha rivendicato quel diritto per sé. In questo sta la sua tragedia politica: è stata vittima di una successione ingiusta, ma ha accettato che il rimedio fosse bruciare il regno pur di correggerla.

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Il prezzo della guerra di Rhaenyra

Il danno causato da Rhaenyra non si misura in un singolo gesto. Non c’è un momento equivalente alla distruzione di Approdo del Re da parte di Daenerys. La sua responsabilità è più lenta, più distribuita, più legata alla logica della guerra civile. Ogni passo della Danza dei Draghi ha prodotto una risposta più feroce: la morte di Lucerys, l’assassinio del piccolo Jaehaerys, la Battaglia del Gullet, la perdita di Jacaerys, le rappresaglie tra Verdi e Neri, l’uso sempre più esteso dei draghi come armi. Rhaenyra ha perso figli, alleati e lucidità politica. Ha visto la propria causa trasformarsi da rivendicazione dinastica in macchina di guerra. Anche quando non ha ordinato direttamente ogni atrocità, ha guidato un fronte che ha contribuito alla devastazione di Westeros. Il punto decisivo è che la Danza dei Draghi non ha danneggiato soltanto il popolo o le casate coinvolte: ha compromesso il futuro stesso dei Targaryen.

Prima della guerra, la dinastia era al massimo della sua potenza. I draghi erano numerosi, la corona sembrava salda, la memoria di Aegon il Conquistatore continuava a proteggere il prestigio della casata. Dopo la Danza, tutto è cambiato. Molti draghi sono morti, la famiglia reale è uscita mutilata, la supremazia Targaryen ha perso il suo fondamento più visibile. Rhaenyra non ha distrutto Westeros in un giorno, ma la guerra combattuta per il suo trono ha aperto una ferita lunga nella storia del regno.

 

Daenerys Targaryen, dalla liberazione alla conquista

Daenerys parte da un luogo molto diverso. Non cresce a corte, non viene educata come erede riconosciuta, non ha un regno pronto ad attenderla. È una principessa in esilio, venduta dal fratello, sopravvissuta a una storia di abuso e isolamento. Il suo potere nasce lontano da Westeros, a Essos, dove la rinascita dei draghi la trasforma nell’ultima grande speranza del nome Targaryen. Per buona parte del suo percorso, Daenerys non si presenta soltanto come conquistatrice. Libera schiavi, abbatte padroni, raccoglie eserciti formati da persone che la seguono perché vedono in lei una promessa di giustizia. La sua immagine politica si costruisce sulla rottura delle catene. A differenza di Rhaenyra, non combatte all’inizio per conservare un ordine dinastico già esistente; vuole rifondare il potere partendo da chi è stato schiacciato.

Il problema nasce quando la liberazione diventa identità assoluta. Daenerys finisce per credere che la propria giustizia non debba più essere discussa. Chi la segue viene salvato, chi la ostacola viene associato al vecchio mondo da punire. A Westeros questa frattura esplode. Il continente non la accoglie come liberatrice, il Nord la guarda con diffidenza, la rivelazione su Jon Snow indebolisce la sua pretesa, la morte di Missandei e Rhaegal accelera il suo isolamento. Daenerys arriva alla fine con una convinzione sempre più rigida: se non può essere amata, può ancora essere temuta.

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Approdo del Re e il danno diretto di Daenerys

Il punto più grave contro Daenerys resta Approdo del Re. La città si arrende, le campane suonano, la vittoria militare è raggiunta. Daenerys decide comunque di colpire. Drogon brucia strade, case, soldati e civili. Non è un errore tattico, non è un effetto collaterale inevitabile, non è una battaglia sfuggita di mano nel suo punto più incerto. È una scelta presa quando la città è già sconfitta. Per questo il danno di Daenerys è più immediato e personale di quello di Rhaenyra. La Danza dei Draghi è una guerra civile in cui le responsabilità si distribuiscono tra molti attori: Rhaenyra, Aegon II, Aemond, Daemon, Alicent, Otto, i consiglieri, le casate. Approdo del Re, invece, concentra la responsabilità su una sovrana e sul suo drago. Daenerys non usa il fuoco per conquistare una posizione ancora contesa, ma per imporre paura dopo avere già vinto.

Il suo gesto distrugge anche il significato del suo percorso. La liberatrice degli schiavi diventa la regina che brucia una capitale indifesa. La donna che aveva promesso di rompere la ruota finisce per usare il potere assoluto nella forma più antica e più Targaryen possibile: un drago sopra una città e nessuno in grado di fermarlo.

Chi ha fatto più danni a Westeros?

Se si guarda al danno immediato, la risposta è Daenerys. La distruzione di Approdo del Re ha una concentrazione di morte, terrore e responsabilità personale che Rhaenyra non raggiunge in un singolo atto. Daenerys ha colpito una città già arresa e ha trasformato il ritorno dei draghi in un trauma collettivo. Sul piano umano e simbolico, quella scelta pesa più di qualsiasi decisione isolata presa da Rhaenyra. Se si guarda al danno storico, il nome di Rhaenyra diventa più difficile da assolvere. La guerra combattuta per la sua successione ha consumato un’intera generazione Targaryen e ha avviato il declino dei draghi. Anche se la responsabilità non è solo sua, Rhaenyra è stata una delle due corone rivali attorno a cui Westeros si è spaccato. Il suo conflitto non ha bruciato una sola città: ha indebolito la struttura che aveva tenuto i Targaryen sopra tutti gli altri per più di un secolo.

La differenza è qui. Daenerys ha fatto più danni al popolo di Westeros in modo diretto, visibile, concentrato. Rhaenyra ha causato, insieme ai suoi nemici, un danno più dinastico e strutturale: ha contribuito alla guerra che ha trasformato i draghi da garanzia del potere Targaryen in causa della loro rovina.

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Due regine, due fallimenti del sangue del drago

Rhaenyra e Daenerys non sono la stessa figura. Rhaenyra difende una promessa dinastica tradita. Daenerys costruisce una missione politica che degenera in dominio. La prima viene schiacciata da un sistema che non accetta una donna sovrana, ma non riesce a immaginare il potere fuori da quello stesso sistema. La seconda nasce come alternativa morale ai tiranni e finisce per usare il terrore come linguaggio definitivo. Il confronto funziona proprio perché nessuna delle due può essere ridotta a una colpevole semplice. Rhaenyra ha ragioni più solide all’inizio: è stata scelta, giurata, poi scavalcata. Daenerys ha un percorso più potente sul piano morale: libera, conquista consenso, offre protezione agli esclusi. Ma entrambe arrivano al punto in cui il proprio destino personale conta più delle vite attraversate dalla guerra.

La risposta, quindi, dipende dalla domanda. Chi ha provocato la distruzione più brutale e immediata? Daenerys. Chi ha partecipato alla crisi più devastante per la storia Targaryen? Rhaenyra. In entrambi i casi, Westeros paga lo stesso errore di fondo: credere che il sangue del drago renda il potere più legittimo, quando spesso lo rende soltanto più difficile da fermare.

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