Il Corriere della Sera riporta oggi la notizia che Riccardo Scamarcio interpreterà Renato Vallanzasca in un film diretto da Marco Risi. Dopo essere stato Il Nero, lo spietato membro della banda della Magliana in Romanzo criminale (nella foto Scamarcio in una scena dl film), il bel pugliese amato dalle teenager torna a fare il duro e a immergersi nell’atmosfera degli anni ’70. E ancora una volta sta dalla parte del crimine. Come si legge nelle dichiarazioni, quando hanno riferito la notizia all’ex boss della Comasina che sta scontando in carcere una condanna di quattro ergastoli e 260 anni, lui ha commentato: «Scamarcio? Ho capito chi è, effettivamente mi somiglia». Una vita, quella di Vallanzasca, che ben si presta a una trasposizione cinematografica: omicidi, rapine, una nomea di sciupafemmine e da Robin Hood capace di dividere il maltolto con i poveracci e, se ciò non bastasse, anche una storia d’amore struggente che vive tuttora e che presto arriverà a un (relativo) lieto fine. Il film sarà uno spaccato di quegli anni ripercorrendo l’arco dell’esistenza di Vallanzasca e raccontando la sua storia con Antonella D’Agostino. Legati da un’amicizia iniziata quando avevano solo 10 anni e fatta anche di lunghe lettere in cui lui all’inizio la chiamava «sorellina bellissima», Renato e Antonella ora possono vedersi solo 6 ore al mese e, a distanza di oltre 30 anni, hanno deciso di sposarsi. Il materiale per un film a questa storia non manca davvero. Un iniziale progetto, poi arenatosi, era stato portato avanti da Claudio Bonivento. Ora il tutto sembra essersi sbloccato e per Risi e Scamarcio si parla di «trattative avanzate». Per la sceneggiatura Angelo Pasquini e Andrea Purgatori hanno attinto al libro Lettera a Renato che sta per uscire per Cosmopoli, scritto proprio da Antonella D’Agostino che spiega: «è una sorta di diario che scrivo da anni, è come parlare con Renato, cerco di coinvolgerlo in tutte le cose che faccio». Uno degli sceneggiatori. Andrea Purgatori, ha vissuto da vicino la vicenda Vallanzasca e nel ’77 quando era cronista al Corriere della Sera, lo vide dopo l’arresto a Roma: «apparve in pigiama e stampelle nel reparto operativo dei carabinieri», ha raccontato Purgatori, «era un’altra persona, il simbolo della spavalderia; oggi è un signore maturo che ragiona su quello che ha fatto». Per quanto riguarda il film Purgatori ha chiarito che: «non sarà il film di Vallanzasca, sarà un film su Vallanzasca. Noi attingiamo in primo luogo a lui, visto che ci può raccontare le cose in diretta. Il taglio non è né innocentista né colpevolista, certo i morti ci stanno, dobbiamo raccontare una storia». A supportare le sue dichiarazioni anche la produttrice del film Elide Melli: «nessuno vuol farlo diventare ciò che non è stato». La sua compagna ha tenuto a precisare che: «non sarà un polpettone intriso di sangue. Lui per primo non lo vorrebbe. Del film è contento, gli sarebbe piaciuto dare una mano sul set da uomo libero. Si continua a parlare di lui come sciupafemmine, ma ha passato più di 35 anni in carcere, le persone cambiano».

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