Ritorno a Gomorra: intervista a Stefano Sollima
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Ritorno a Gomorra: intervista a Stefano Sollima

Il regista e showrunner anticipa a Best Movie le novità della seconda stagione, su Sky Atlantic dal 10 maggio. Ambientazioni nuove, da Trieste fino all’Honduras, e la stessa voglia di non fare sconti alla violenza di una certa cultura criminale. Ma abbiamo parlato anche del cinema italiano che cambia e delle parodie dei The Jackal...

Ritorno a Gomorra: intervista a Stefano Sollima

Il regista e showrunner anticipa a Best Movie le novità della seconda stagione, su Sky Atlantic dal 10 maggio. Ambientazioni nuove, da Trieste fino all’Honduras, e la stessa voglia di non fare sconti alla violenza di una certa cultura criminale. Ma abbiamo parlato anche del cinema italiano che cambia e delle parodie dei The Jackal...

Se la rinascita del cinema italiano passa per Lo chiamavano Jeeg Robot e Veloce come il vento, in televisione l’apripista di una nuova fioritura è stato Gomorra – La serie. Fenomeno di culto per appassionati che è stato capace di tradursi anche in mitologia popolare (anche grazie al lavoro dei The Jackal, con il loro Gli effetti di Gomorra sulla gente), questo show, in procinto ora di esordire sulla SundanceTV americana, è stato paragonato dall’Hollywood Reporter addirittura a Breaking Bad, ed è già in odor di remake oltreoceano (ci starebbero pensando nientemeno che i Weinstein). Inevitabile dunque che il carico di aspettative per la Season 2 – in programma dal 10 maggio su Sky Atlantic – sia notevole e pesi quasi tutto sulle spalle dello showrunner Stefano Sollima. «Il segreto di ogni seconda stagione» ci ha spiegato, «è quello di rispettare le aspettative, ma anche di tradirle. Nei nuovi episodi ritroverete ciò che avete amato in precedenza, ma trattato in maniera sorprendente e non scontata. L’orizzonte della storia si è allargato, dalla Germania a Trieste, da Roma fino all’Honduras. Il mondo di Gomorra geograficamente si amplia, però il cuore rimane lo stesso, come pure lo stile “fisico” e l’approccio al racconto».

In che modo vi siete divisi gli episodi con Cupellini, Comencini e Giovannesi? Avete seguito un criterio particolare come nella prima stagione?
«Abbiamo seguito lo stesso procedimento, a parte nel mio caso che ho girato i primi tre episodi, ogni puntata è stata affidata a ciascun regista in base ai contenuti. Ad esempio abbiamo scelto Francesca [Comencini, ndr] per gli episodi che vertevano su vicende più al femminile».

Il tasso della violenza rappresentata resterà lo stesso?
«Non è la serie a essere violenta, è crudo e violento il mondo che inscena. Sarebbe un errore concettuale e una forma di ipocrisia raccontare questa storia censurandone aspetti che sono caratteristiche fondanti. Sì, è un mondo brutto, sporco e cattivo, ma è doveroso mostrarlo, è parte dell’obiettivo che ci prefiggiamo».

Rivedendo la prima stagione hai pensato che era venuta esattamente come la desideravi o avresti cambiato qualcosa?
«Quando elabori una storia inizi a conoscerla, e quindi potendo tornare indietro approfondiresti dei dettagli. In questa seconda stagione abbiamo lavorato sui passaggi psicologici, raccontando nuovamente certe cose attraverso dei flashback. Il bello di un racconto esteso è che puoi tornare indietro per indagare ulteriori elementi. Vedrete dei momenti davvero importanti per Genny in questa seconda stagione».

Leggi l’intervista completa su Best Movie di maggio, in edicola dal 27 aprile 

Foto: Emanuela Scarpa

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