Genio e sregolatezza. Stile e intuizione. Con Sherlock Holmes – Gioco di ombre (in 600 sale per Warner Bros. dal 16 ottobre) il team creativo della saga investigativa di Arthur Conan Doyle, guidato dal regista Guy Ritchie, torna a regalare al pubblico un secondo episodio appassionante e coinvolgente. Sembra essere finito il tempo di investigare ma una bomba scatena il genio del detective Holmes (interpretato da Robert Downey Jr.) che insieme al suo fido Watson (Jude Law) prova a bloccare il genio del male, Moriarty (Jared Harris). In loro aiuto interverranno una zingara esperta anche di arti marziali, interpretata da Noomi Rapace (la protagonista svedese della saga Millenium), e di Microft, fratello di Holmes, interpretato dall’attore e scrittore Stephen Fry.

Abbiamo incontrato a Roma il protagonista Robert Downey Jr.:

BEST MOVIE: «Cosa regala questo secondo episodio rispetto al precedente?»

ROBERT DOWNEY JR: «Emerge l’importanza del potere delle donne. A volte è invisibile come quello di mia moglie (Susan Downey n.d.r.) produttrice di Sherlock Holmes. Il film è frutto di un grande processo creativo apprezzato e riconosciuto dal grande pubblico. Continua la bellissima amicizia tra Holmes e Watson evidenziata da particolari come l’immenso rispetto reciproco, la profonda stima.»

BM: «Tra inseguimenti e ragionamenti il secondo episodio di Sherlock Holmes si presenta con più scene di azione e di lotta armata…»

RD: «Il merito è di Guy Ritchie che è un regista indipendente e capace. È bravissimo anche nelle scene d’azione, che sono una parte importante del film.»

BM: «Azione ma anche tanti travestimenti.»

RD: «Il mio Sherlock – devo ammettere che ho letto Doyle quando abbiamo iniziato a lavorare per il film – non è convenzionale in nessun particolare. Senza berretto, senza pipa è un selvaggio che a volte combatte senza armi. Sono molto buffi i travestimenti che inventa. All’inizio vestirmi da donna mi ha divertito, ma poi…»

BM: «La forza del film è anche nel duo Downey & Law. Come è davvero il vostro rapporto?»

RD: «Siamo molto amici anche nella vita e questo incide tanto su un set. La stima reciproca e la libertà del nostro rapporto è importante per la riuscita di questo film. Ma il boss è il regista Guy Ritchie che ha davvero talento nel guidare il cast e tutta la troupe senza essere autoritario. È stata la nostra guida con il suo atteggiamento open-mind e con la sua flessibilità nel lasciare il giusto spazio all’improvvisazione e a trarre il meglio da ogni  un attore.»

BM: «I suoi prossimi progetti ?»

RD: «È difficile parlare di altri film in questo momento che sono concentrato sulla promozione di Holmes. Ho interpretato Iron Man e Sherlock Holmes, personaggi che si potrebbero raccontare all’infinito. Ma mi chiedo: per quanto tempo puoi essere un superoe senza pensare di essere diventato vecchio?»

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