Robert Downey Jr. ha salvato il mondo più volte nei panni di Iron Man, ha vinto un Oscar grazie a Oppenheimer e tra poco tornerà nel Marvel Cinematic Universe con il ruolo di Doctor Doom in Avengers: Doomsday. Insomma, se c’è qualcuno che può permettersi di dire la sua su cosa significhi essere una star, probabilmente è proprio lui. E infatti l’attore non si è tirato indietro quando, durante una recente apparizione nel podcast Conversations for our Daughters, il discorso è finito su uno dei temi più spinosi dell’industria contemporanea: gli influencer sono davvero le nuove star del futuro?
La risposta di Downey Jr. è stata tutto fuorché diplomatica. L’attore ha infatti liquidato l’idea con parole piuttosto nette: «Quando sento le persone dire che le star del futuro saranno gli influencer, penso: non so in che mondo viviate, ma questa è una stron*ata assoluta». Una dichiarazione che, detta da uno degli attori più popolari e riconoscibili degli ultimi vent’anni, suona come una bella secchiata d’acqua gelida su TikTok, Instagram e compagnia cantante.
Downey Jr. ha però provato anche ad allargare il ragionamento, senza limitarsi alla semplice invettiva. Secondo lui oggi «le persone possono creare celebrità senza fare molto altro oltre a puntare un telefono su se stesse». Una constatazione che l’attore non definisce per forza negativa, ma che vede come un segnale dei tempi: «La vedo più come il fatto che la sfida dell’individuazione si sta alzando».
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Il punto, però, è capire se le nuove generazioni vorranno davvero accontentarsi di un’esistenza filtrata da uno schermo, fatta di contenuti autoreferenziali e micro-celebrità istantanea. «Spero che la parte più ampia dei giovani, chiamiamola America per localizzare il discorso, dica: sì, ma questa non è la mia cosa. Voglio andare a fare qualcosa, voglio creare qualcosa, voglio costruire qualcosa, voglio istruirmi e voglio avere più input, così qualunque sia il mio output, non sarà soltanto una cosa autocelebrativa da influencer».
Robert Downey Jr. ha raccontato anche un episodio personale legato al figlio quattordicenne, finito in qualche modo dentro quel meccanismo: «Si è fatto un po’ prendere da tutta questa cosa degli influencer, e prima che te ne accorga è tipo: “Ehi, se ti piace come sto giocando a questo videogioco, vuoi mandarmi una donazione?”. E davvero, diventa una religione». Da qui una delle sue immagini più pungenti: «C’è qualcosa negli influencer di oggi che li rende quasi come gli imbonitori evangelici dell’era dell’informazione».
Eppure Downey Jr. non chiude del tutto la porta. Anzi, riconosce che durante la promozione dei film ha conosciuto diversi influencer e di aver trovato «molti di loro concreti, realizzati, persone interessanti». La critica, quindi, non sembra rivolta ai singoli creator, quanto all’idea che basti una buona presa sul pubblico digitale per sostituire il mestiere, il talento, la costruzione di una carriera artistica.
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Il paradosso è che lo stesso Downey Jr. ha una gigantesca presenza social, con decine di milioni di follower. Ma anche qui l’attore mette le mani avanti: non vuole essere risucchiato dal meccanismo e non ama l’idea di fabbricare una finta spontaneità solo per dare al pubblico uno scorcio della sua vita. In fondo, Tony Stark sarà pure stato un genio della tecnologia, ma Robert Downey Jr., a quanto pare, non ha alcuna intenzione di inginocchiarsi davanti all’algoritmo.
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