Red carpet disertati, vendite dei biglietti in calo, poco glamour, fischi alla consegna dei premi. Ma anche bel cinema, applausi per i film più improbabili e una generale sensazione di divertimento, merito (soprattutto?) dei cartoon, di Twilight e di Stallone. Il Festival di Roma versione Müller è una creatura difficile da identificare e ancora in costruzione.
Ci ricorderemo questa settima edizione per la sorpresa di scoprire Larry Clark vincitore con il suo poco convincente Marfa Girl e per i fischi a Paolo Franchi e Isabella Ferrari (miglior regista e miglior protagonista femminile con lo sbilenco E la chiamano estate), più che per il suo appeal. Nel Festival c’è qualcosa per ciascuno ma niente per tutti: qualcuno esulta per Le spose celesti dei Mari della pianura, altri si porteranno nel cuore il duello con l’ascia di Bullet to the Head. Varietà o schizofrenia? L’era post-veltroniana del Festival è ancora in cerca di un’identità.
Qualcosa da cui ripartire c’è: Müller ha saputo pescare, anche nei luoghi più improbabili, diverse gemme, facendo di necessità virtù; la scelta di puntare solo su anteprime mondiali per il concorso ha avuto come risultato una serie di «no», dal Lincoln di Spielberg al Django Unchained di Tarantino, e così la selezione ha virato verso un concorso di pregio, ma con un fuori concorso povero di eventi. Ed è impossibile non notare la logica con cui sono stati assemblati questi titoli: centrale il tema del sesso, e in assenza di piacere era la violenza a farla da padrona. Molti film legati alla storia, quasi nessuno all’attualità, con l’impressione di vivere sospesi nel tempo.

L’ATMOSFERA DEL FESTIVAL
E sì che i presupposti ci sarebbero da sempre: l’Auditorium è uno spazio ideale, e quest’anno Müller ha dato una sterzata decisiva all’organizzazione, più gestibile e meno nevrotica della media dei festival. Certo i più critici potrebbero dire che più che di calma si può parlare di deserto, dato che raramente si sono visti red carpet così desolati. E così si torna a casa con in testa “solo” alcune perle di cinema: dal già citato action con Stallone al ritorno al thriller di Paul Verhoeven con Steekspel, da Jack Frost (Le 5 leggende) e Ralph Spaccatutto che si contendono il titolo di personaggio dei cartoon più amato all’Emile Hirsch di nuovo “Into the Wild” in The Motel Life. Perché se c’è un aspetto positivo di questo approccio in minore è che, svuotata degli aspetti glamour, questa edizione verrà ricordata per i film. […]

(Foto Getty Images)

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