Nessuno avrebbe immaginato che il grande Francis Ford Coppola è anche il decimo produttore di vino degli Stati Uniti. Ed è proprio grazie al fatturato delle sue aziende vinicole che oggi può prodursi i suoi film. «Una volta dovevo sottostare alle richieste di altri, oggi finalmente sono libero di esprimermi con un cinema più personale». Dal vino, dunque, è nato anche Un’altra giovinezza, la sua nuova fatica dopo 10 anni da L’uomo della pioggia, nonché uno dei titoli più attesi della Festa del cinema di Roma, in svolgimento nella Capitale fino al 27 ottobre. Interpretato dal bravo Tim Roth, con i tedeschi Bruno Ganz e Alexandra Maria Lara, è tratto dall’omonimo e visionario racconto del rumeno Mircea Eliade. «Ho scelto di farne un film perché ultimamente mi sono chiesto dove nascono la coscienza e la consapevolezza dell’essere umano; e ho trovato la risposta proprio nel lavoro di Elidade: nel linguaggio. Mi interessava mostrare un uomo alla ricerca delle origini del pensiero, della lingua, dell’eternità, senza dimenticarsi dell’amore». L’amore, infatti, è grande protagonista di Un’altra giovinezza. «L’amore è il bene supremo. Io ho solo guadagnato dall’amore in tutta la mia vita», confida il regista di Apocalypse Now. Ma va ancora più in profondità: «A mio avviso, non esiste la negatività, ma solo l’assenza di positività; è una differenza sottile ma fondamentale e che mi guida nelle scelte quotidiane». Dopo questa pellicola, che uscirà in Italia il 26 ottobre, il 68enne Francis Ford è già alle prese con un nuovo progetto: si tratta di una storia originale ambientata e girata in Argentina.

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