Chester’s Mill, una piccola cittadina del Maine, Stati Uniti, rimane improvvisamente isolata dal resto del mondo a causa di un campo di forza impenetrabile che circonda l’intera città, intrappolandola appunto sotto una sorta di cupola (dome in inglese). Quando la “casa, dolce casa” diventa una prigione, alcuni degli abitanti cercheranno di evadere. Ci riusciranno? È questa la trama di Under the Dome, serie televisiva prodotta dalla CBS e tratta da un romanzo di Stephen King (intitolato solo The Dome), che è stata rinnovata per una seconda stagione, attesa per l’estate 2014 (in America la prima stagione è finita il 16 settembre, e ora qui in Italia la sta trasmettendo Rai 2).

Per presentare lo show al pubblico italiano sono giunti a Roma, nell’ambito del Fiction Fest, Rachelle Lefevre e Dean Norris. Famosa per il ruolo della vampira Victoria nel primo capitolo cinematografico della saga di Twilight, Rachelle in Under the Dome interpreta la giornalista Julia Shumway mentre Dean Norris, celebre per la sua partecipazione a Breaking Bad, nella serie è il “bad guy” James Rennie.

Vitali e frizzanti i due attori hanno mostrato un bell’affiatamento e una simpatia tutta particolare. Li abbiamo incontrati per voi, ecco cosa ci hanno raccontato.

In Under the Dome ci sono state delle modifiche nell’adattamento televisivo rispetto la versione letteraria. Che ne pensa a riguardo?
Rachelle Lefevre: «Tutte le modifiche che hanno fatto gli sceneggiatori sono state apportate previo consenso di Stephen King. Hanno avuto la sua benedizione. Lui è davvero bravo, un ottimo professionista ed è sicuramente quel tipo di persona che vuoi che ti supporti. Ero sicura dei cambiamenti perché lui aveva dato l’ok».

Nella realtà che effetto potrebbe avere sulle persone il vivere in una cittadina racchiusa in se stessa come Chester’s Mill?
RL: «Non saprei, ma personalmente credo molto nella conservazione e nella protezione dell’ambiente per non inquinare il mondo in cui viviamo. Nello show parliamo della mancanza di acqua ad esempio. Per me sarebbe un sogno se le persone guardando lo show ragionassero in maniera più chiara sulla criticità e problematicità di certe situazioni. Cosa accadrebbe, ad esempio, se ci fosse troppo smog, o se mancasse l’acqua? Io sono una nerd dell’ambiente per questo motivo penso che la serie possa essere un utile spunto di riflessione sull’impatto che certe problematiche potrebbero avere sulla popolazione mondiale».
Dean Norris: «Potrebbe essere problematico. Ad esempio io ho la passione per il vino, ma anche per la vodka. Se sotto la cupola dovessero finire le scorte, be’ quello sarebbe un bel problema».

Facendo un paragone si può dire che il cinema assomiglia sempre di più ai racconti brevi mentre le serie televisive ai romanzi. Siete d’accordo con questa definizione?
DN: «La televisione in America sta prendendo il sopravvento sul cinema. Martin Scorsese e altri grandi del cinema stanno passando alle serie televisive, dove appunto costruisci un romanzo in 13 capitoli/episodi. Un attore è interessato a interpretare un personaggio che si espande e modifica in molteplici puntate, e non in sole due ore di film. Quando inizi come attore vuoi fare il cinema, quando ho iniziato io c’era solo Dallas in tv. Ora la televisione ha personaggi più interessanti che cambiano, divenendo una sfida maggiore, e più interessante per un attore».
RL: «Con questo genere di personaggi non ti annoi mai, cambia sempre e rappresenta una sfida costante. Lo script ci arriva poco prima delle riprese, perché gli sceneggiatori cercano di farlo arrivare perfetto, non hai tempo di fare molte prove, e questo significa che hai bisogno di conoscere bene il tuo personaggio, in modo da poter creare una connessione con gli altri e prendere decisioni sul momento, senza bisogno di prove. Per questo aspetto recitare in una serie televisiva è un processo molto simile a quello che accade a teatro quando sei sul palco. Non puoi sbagliare».

Come attori vi preparate in maniera differente se il personaggio che dovete interpretare è tratto da un romanzo?
DN: «Io no. Ogni volta che devo interpretare un ruolo per me è importante esplorare il personaggio basandomi esclusivamente sulla sceneggiatura. Non mi preoccupa se è tratto da un romanzo o no. Lo show è lo show, ed è differente dall’opera letteraria».
RL: «Stavo ripensando mentalmente a quanti personaggi ho interpretato che fossero ispirati ad alter ego letterari. Sono a quota sei! Credo come Dean che non sia importante se il personaggio è ispirato o meno a un testo. Ho sempre letto i libri prima, ma devi vivere nel mondo della sceneggiatura perché i personaggi sono diversi. Ad esempio non puoi dire “questo dettaglio è nel libro, lo voglio nello script”. Se sei troppo attaccato al libro diventa problematico lavorare al personaggio del film o della serie tv».

Secondo il vostro giudizio quante stagioni potrebbe durare Under the Dome?
RL: «Andremo avanti fin quando le persone la guarderanno. Gli sceneggiatori ci tengono molto alle buone storie e le porteremo avanti fin quando avremmo qualcosa di buono da raccontare. Continuerà. Sono fiduciosa!».
DN: «Fin quando avremo vino e vodka sotto la cupola. E finché la gente continuerà a seguire la serie ovviamente!».

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