Ieri alla Festa di Roma il regista Emidio Greco ha commentato: «Sono 30 anni che il cinema italiano è ridotto male, anche perché da decenni è un cinema povero: un nostro film costa due volte e mezzo meno di uno francese». Il suo ultimo film, L’uomo privato (Istituto Luce), è in concorso alla manifestazione capitolina e parla di un professore universitario di Diritto intelligente e ironico, che appare però chiuso nelle sue condizioni di aristocratico privilegio, vissute come uno schermo frapposto tra sé e la realtà. Per preservare questo acceso individualismo, non esita a reprimere i propri sentimenti e a sacrificare quelli degli altri, fino a troncare senza una ragione plausibile, la relazione che ha con Silvia, una giovane donna innamorata di lui. Le sue regole sono però destinate ad andare all’aria quando nelle tasche di un giovane suicida (che si scopre essere un suo studente all’Università di Pisa) la polizia trova solo un foglio con il numero di telefono e l’indirizzo del professore. La vicenda vira verso il giallo. Da questo momento niente sarà come prima. La realtà, tenuta a distanza, si è infiltrata nella sua vita privata, la invade e la travolge.

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