Terrence Malick resiste nel cuore adorante dei suoi fan nonostante se stesso. Perché di esporsi al mondo esterno, di qualunque lingua, nazione e genere si tratti, proprio non ne vuole sapere. E se lo fa, solo a condizioni molto rigide. Come quelle dettate a Roma (nessuna foto, nessuna domanda dal pubblico), alla cui roboante Festa del Cinema è intervenuto ieri ad un incontro parlando – paradossalmente – solo di cinema italiano. Un’ora abbondante in una sala gremita dell’Auditorium più somigliante ad una Chiesa con i fedeli al buio, in religioso silenzio e rigoroso ascolto del proprio idolo illuminato dall’unico faro acceso. Il motivo di tutto ciò? Malick è estremamente timido e l’evento doveva assomigliare ad una informale conversazione privata tra lui e i due moderatori Antonio Monda e Mario Sesti piuttosto che a un incontro pubblico. Regole accettate, regista ottenuto. Con tanto di sequenze scelte dalla storia del nostro cinema: Totò il più gettonato con I soliti ignoti di Monicelli e Totò a colori di Steno, ma anche Lo sceicco bianco di Fellini, Sedotta e abbandonata di Germi fino a Il posto di Olmi. «Totò era come Buster Keaton, in grado di far ridere per il suo essere, non solo per il suo dire o fare. Un talento che possiede anche Roberto Benigni», ha commentato il regista texano. «La commedia italiana di quegli anni mette di buon umore, di quello caldo, antico che ora non è più tanto frequentato, essendo lo humor moderno più malizioso, vicino all’ironia. Quindi trovo l’effetto di quel tipo di film molto terapeutico». Mentre parla di “grazia” quando si riferisce al film di Ermanno Olmi (che ha mandato a dire di essere stato lusingato dalla scelta di una sua sequenza da parte di Malick). «E’ un’opera gentile, con umorismo non ridanciano, molto intelligente», ha commentato il regista. Sul finire dell’incontro una piccola soddisfazione l’ha comunque concessa il misterioso Terrence, portando un paio di sequenze di sue due film: La rabbia giovane e The New World con Colin Farrell. Con un aneddoto: «La mia apparizione ne La rabbia giovane non è voluta ma improvvisata a causa della defezione dell’attore che doveva interpretare quella posa: non potendo rimandare la ripresa il giorno successivo, ho dovuto farla io. Quando poi è comparso l’attore in ritardo lo stesso giorno volevo farla rifare a lui ma non c’è stato verso: il mio amico Martin Sheen mi ha ricattato di andarsene dal film se non avessi tenuto la mia scena». Touché al regista che non vuole essere fotografato.

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