Rompicapo a New York, Cedric Klapish: «Se mi fate parlare della destra in Francia vi faccio parlare di Berlusconi!»
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Rompicapo a New York, Cedric Klapish: «Se mi fate parlare della destra in Francia vi faccio parlare di Berlusconi!»

Da Barcellona a New York, dopo più di dieci anni torna sul grande schermo la vita di Xavier (Romain Duris) presentata a Roma dal regista francese.

Rompicapo a New York, Cedric Klapish: «Se mi fate parlare della destra in Francia vi faccio parlare di Berlusconi!»

Da Barcellona a New York, dopo più di dieci anni torna sul grande schermo la vita di Xavier (Romain Duris) presentata a Roma dal regista francese.

Nel 2002 lo avevamo conosciuto poco più che ventenne come studente Erasmus in L’appartamento spagnolo, ritrovandolo nel 2005 in Bambole Russe. All’alba dei quarant’anni Xavier (Romain Duris) si trasferisce a New York per stare vicino ai figli avuti con Wendy (Kelly Reilly), qui ritrova la sua amica Isabelle (Cècile De France) e una vecchia fiamma di passaggio per la Grande Mela, Martine (Audrey Tautou).

La vita è un rompicapo, ma con un po’ di fortuna (e New York dalla sua) Xavier riuscirà a trovare una soluzione nella sua vita decisamente poco ordinaria.

Un lieto fine che lascia aperta la strada a un nuovo, eventuale, capitolo, parola di Cedric Klapish. Da qui a dieci anni non sappiamo cosa ne sarà dell’Europa, e una serie di film come questi, incentrati sull’integrazione e un contesto multietnico (non a caso la zona scelta di Manhattan per ambientare il film è Chinatown) può sempre trarre ispirazione dalle vicende contemporanee. Ecco cosa ci ha raccontato durante la conferenza stampa:

Perché hai aspettato tutto questo tempo?

«Volevo aspettare che gli attori invecchiassero prima di fare un nuovo film. Quando ho realizzato L’appartamento spagnolo non pensavo di fare un sequel, ci ho messo tre anni a decidere. Dopo Bambole Russe ho pensato che sarebbe stato più interessante aspettare più tempo, facendo arrivare Xavier alla soglia dei 40 anni».

Che ne pensi della situazione attuale in Europa alla luce delle elezioni?

«Sicuramente quello che è successo in Francia è strano, credo che alcuni pensino che ritornare al nazionalismo possa migliorare la situazione, anche se il mondo va verso l’apertura e la globalizzazione. In Francia siamo ancora sotto shock, non abbiamo ancora una spiegazione razionale e completa, ma forse dipende dal fatto che l’allargamento dell’Europa può far paura. Quando ho lavorato, 13 anni fa, su L’appartamento Spagnolo era l’inizio dell’Europa unita, c’era la speranza che avrebbe tenuto lontani i conflitti. Oggi tredici anni dopo, soprattutto alla luce di questi risultati, molti stanno mettendo in dubbio la validità di questo progetto europeo».

Qual è stata la più grande sfida nel realizzare il film?

«È stato girare a New York. Non pensavo fosse così complicato fare un film negli USA. Si lavora in maniera diversa, per me é un motivo di grande orgoglio essere riuscito a realizzare il film lì. Inizialmente volevo girarlo in Cina, ma è ancora più problematico che girare un film nella Grande Mela».

In Rompicapo a New York analizzi il concetto di tempo nelle fasi del processo creativo; secondo te, ha a che fare con il futuro o con il passato?

«Presente, passato e futuro sono coinvolti tutti quanti, per me il concetto del tempo non è lineare, un secondo può essere eterno e una giornata può volare via in un secondo, mi piace molto questa elasticità temporale».

 

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