Ruby Sparks, la nuova opera dei registi di Little Miss Sunshine Jonathan Dayton e Valerie Faris (che tornano a lavorare con l’ormai cresciuto Paul Dano: «Mi fido di loro al 1000 per cento»), presentata al Festival del Film Locarno e al Torino Film Festival, ha un sapore fiabesco. Merito anche della fresca e immaginifica penna della giovane Zoe Kazan  – nipote d’arte del regista Elia, «che ha formalizzato la moderna recitazione ed è parte della storia del cinema», come ha evidenziato Dano, co-protagonista nonché compagno della Kazan –, che ha scritto la sceneggiatura ispirandosi al mito di Pigmalione.
Ruby Sparks (in sala dal 4 dicembre) racconta di un romanziere, colpito dal “blocco dello scrittore” e perennemente sull’orlo di una crisi di nervi, che viene folgorato in sogno da una misteriosa e ragazza, Ruby, che rubandogli il cuore gli dona un improvviso slancio creativo… e prende vita, grazie alle sue parole.

Abbiamo incontrato i registi Jonathan Dayton e Valerie Faris per voi. Ecco la nostra intervista:

BM: Dopo Little Miss Sunshine, sono passati sei anni prima che realizzaste un nuovo film. Cosa stavate aspettando?
D: In realtà, non abbiamo aspettato. Abbiamo lavorato.
F: In questo periodo ci siamo cimentati con quattro/cinque progetti, che per una serie di ragioni non si sono ancora concretizzati. Poi è arrivato lo script di Zoe (Kazan, ndr) e in questo progetto tutti gli ingranaggi hanno immediatamente funzionato. Si è instaurata, fin da subito, una bella e produttiva relazione mentre sviluppavamo la sceneggiatura. Bisogna avere fortuna perché tutti i pezzi del puzzle si amalgamino così bene.
D: Inoltre, è sempre più difficile trovare i fondi per piccole produzioni come questa. Negli ultimi anni, ci sono stati offerti film ad alto budget.
F: Ma non è quello che ci interessa. Noi, prima di tutto, cerchiamo una buona sceneggiatura e quella di Ruby Sparks è davvero divertente.
D: Ed è fondamentale poter ottenere il nulla osta sul final cut. Ci abbiamo provato, ma quando si realizza che non potrai ottenere realmente il film che hai in mente…
F: … è inutile. Non vogliamo fare il film di qualcun’altro.

BM: Che caratteristiche deve avere uno script per destare la vostra attenzione?
F: Lo stile e l’argomento. La lavorazione di un film comporta circa due anni: dobbiamo essere interessati al tema, a quello che sta davvero dietro alla semplice trama.
D: E’ molto facile annoiarsi. Dalla preproduzione arriviamo alla promozione, al dover parlare con i giornalisti come lei. Dobbiamo avere necessariamente qualcosa di interessante tra le mani per riuscire a portarlo avanti per tutto questo tempo.
Con Ruby Sparks, ad esempio, l’idea di poter esplorare tematiche quali quella del controllo, della creazione…
F: … e dell’immaginazione
D: Aveva una premessa magica. Non era la tipica commedia romantica, ci ha permesso di attraversare l’esperienza umana, da toni leggeri passa a toccare aspetti più oscuri

BM: Il film ha anche un’altra particolarità interessante. E’ scritto da una donna, ma racconta le fantasie di un uomo, un po’ all’antica nel modo di relazionarsi con il gentil sesso…
D: Le donne custodiscono la vita, mettono al mondo i bambini. Credo che gli uomini, in fondo, siano un po’ invidiosi di questo potere. Il desiderio di controllare il partner forse è più preponderante negli uomini per questo, ma credo che ci riguardi tutti indistintamente. Come anche l’immagine fittizia che ci costruiamo dei nostri compagni. All’inizio di ogni relazione ci innamoriamo dell’idea di qualcuno. Con il tempo la persona si rivela a noi per quello che è davvero…
F:… Così dobbiamo cercare di far collimare quell’idea con la realtà. D’altra parte, è come se entrambe le entità esistessero davvero.

BM: Lo script avrebbe potuto essere la base per un’opera scifi, ma avete scelto di creare un’ambientazione realistica…
F: Il mondo è pieno di magia. Non crediamo ci sia una distinzione netta tra realtà e fantasia.
D: E poi è molto più interessante inserire elementi magici in un mondo che noi tutti riconosciamo. Il fratello di Calvin, in questo senso, dà voce al pubblico, facendosi le sue stesse domande: “Com’è possibile che tutto questo sia accaduto?”
F: Era importante che fosse ambientato nel mondo reale perché le dinamiche tra i due protagonisti sono del tutto realistiche. Quando il personaggio di Zoe compare, non diamo nessuna spiegazione su come ciò sia accaduto. Non era quello che ci interessava.

BM: Credete che l’elemento magico, nel difficile contesto storico-sociale in cui viviamo, sia divenuto più importante?
D: Tutti abbiamo bisogno di magia.
F: Forse oggi più di prima.
D: Cerchiamo la magia in luoghi e modi diversi. Alcuni si affidano alla religione, altri la cercano nell’amore. Abbiamo bisogno di qualcosa di misterioso.
F: Siamo sempre stati interessati a ciò che non conosciamo del mondo, al mistero della vita. Questo film parla del potere dell’immaginazione in un mondo hi-tech…
D: Non è un caso se Calvin usa una macchina da scrivere anziché un computer.
F: Crediamo che il tempo, che la tecnologia ha assottigliato per realizzare ogni lavoro, sia invece fondamentale per riflettere e creare. In questo senso, sono d’accordo con lei: in questo momento è fondamentale dare spazio e rivalutare la grandezza dell’immaginazione.

BM: La scelta di un happy end, quindi, è stata quella più naturale?
D: In realtà, ne abbiamo discusso molto con Zoe. A ben vedere, non c’è una vera risposta alla fine, ma piuttosto una speranza, il potenziale perché l’amore trionfi. E Calvin, a questo punto, deve farcela solo con le sue forze.

BM: Paul Dano ha rivelato che sul set c’era un’atmosfera molto piacevole e tranquilla…
D: Cerchiamo di mantenere lo staff molto concentrato.

BM: Tra di voi c’è sempre armonia nel lavoro?
F: Discutiamo prima. Quando arriviamo sul set dobbiamo già essere d’accordo su tutto il lavoro. Con 30 giorni a disposizione per le riprese, non ci si può permettere indecisioni, dobbiamo essere uniti, avere un piano preciso: tutti i problemi devono aver già trovato una soluzione.
D: Al momento di girare, abbiamo un’unica visione del film. Lavoriamo sempre in team anche sul set. Non ci dividiamo mai i compiti.
F: Anche se siamo in due, dobbiamo lavorare come se fossimo un’unica mente.

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