Si agita per la sala con la sua giacca turchese e la sua collanina fatta di auricolari riciclati. «Lo so, lo so, questa volta Mereghetti mi dà una stella e mezzo» dice falsamente proccupato. Siamo all’Odeon di Milano, Paolo Ruffini ha appena presentato alla stampa il suo secondo film Tutto molto bello, film successivo al fortunato Fuga di cervelli che fece più di 5 milioni di euro. «Non siamo riusciti a farci inserire nel cartellone veneziano per un soffio», dice ironico per rompere il ghiacchio. E continua: «I miei riferimenti sono Aurora di Murnau e Solaris di Tarkovsky».

Scherza ovviamente, perché il suo ultimo film è una commedia leggera che racconta di due padri in attesa che le compagne partoriscano (Ruffini e Matano), che si allontaneranno per una pausa dall’opedale e passeranno la notte più incredibile della loro vita (tra emiri dalle bizzare richieste e cantautori che emulano Pupo, tra l’altro in un autoironico cameo al tavolo da gioco di un casinò) prima di riuscire a riabbracciare le loro compagne e il loro erede.

Poi si siede circondato dal suo cast, tra cui brillano alcuni dei comici più famosi di Colorado Café (la conduttrice Chiara Francini, Angelo Pintus e Scintilla), ma soprattutto la “stella” del web Frank Matano (sì, quello delle scoregge sulla gente, che fa 10 milioni di visualizzazioni a video) si rilassa e parte davvero con la conferenza stampa: «A parte gli scherzi, i miei veri riferimenti sono quei film che guardavo da ragazzo come I Goonies o i film di Bud Spencer e Terence Hill. Anche se il mio film di riferimento in assoluto è Un biglietto per due. Il mio obiettivo è regalare felicità. Nel film Frank mi dice “Non ti vergognare di essere contento”» e invece oggi c’è proprio la paura di mostrare che si è felici, quasi si fosse più superficiali a mostrare di esserlo. Ormai su Facebook e Twitter imperversano gli hashtag #vergogna e #emergenza». Lo corregge Matano: «Sul Web ci sono anche le capre urlatrici…». Ruffini coglie la palla al balzo: «Come vedete, ho lavorato con un demente…».

A chi gli dice che il suo è un film con un target molto ristretto e giovane, risponde: «Dirmi che ho fatto un film per ragazzi è un vanto. Ma in realtà dentro si parla di paternità e delle cose importanti della vita, con un comicità meno demenziale di Fuga di cervelli e un linguaggio molto pulito, per cui non credo che la forbice sarà così ristretta». Alla conferenza è presente anche il produttore Maurizio Totti, storico finanziatore dei più grandi successi di Salvatores. Quando gli chiedono quali siano le sue previsioni di incasso, si sbilancia: «Noi puntiamo a fare un 30% in più e io ho scommesso che se succederà di guadagnare sui 7 milioni di euro, mi farò un piccolo tatuaggio, nonostante io non li ami affatto».

Ruffini ha riservato parole di grande affetto al suo cast: «Come compagni di viaggio ho scelto amici cari e i comici che mi fanno ridere di più». Gi ha fatto eco Matano, che ha detto: «La bellezza di fare un film con Paolo è che pur non sapendo io l’italiano, né recitare, mi ha fatto improvvisare tantissimo».

Infine, l’annosa questione sul rapporto pubblico/critica. Sarà un film che come Fuga di cervelli verrà massacrato dai critici, ma piacerà tantissimo al pubblico? Ruffini ha risposto: «Il fatto è che ci fa schifo la contemporaneità e tutto quello che c’era prima era bello. Ai tempi di Totò e Peppino le loro cose erano giudicate ignobili e i critici gli si scagliavano contro. Ora su di loro si scrivono saggi… Il mio compito è divertire le persone e renderle felici per un’ora e mezzo, del resto me ne infischio. Anche perché sono una persona spontanea, anche a rischio di fare gaffes, come ho dimostrato alla conduzione di un evento di cui non dirò il nome (riferendosi ovviamente alla disastrosa conduzione dei David di Dontalello per cui è stato massacrato sul Web, ndr)».

 

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