Top sullo schermo (è appena stato applaudito a Cannes il suo ultimo film, Vicky Cristina Barcelona di Woody Allen), flop nella musica. Scarlett Johansson è travolta dalle cattive recensioni del suo primo album, Anywhere I Lay My Head (nella foto a destra, la copertina), selezione di cover del mito Tom Waits che uscirà nei negozi venerdì prossimo. Per l’autorevolissimo Times, la voce della sexy diva è «un belato che solo una madre sorda potrebbe apprezzare»; il magazine musicale Uncut taglia corto: «Il fatto è che Scarlett non è in grado di cantare»; la “bibbia” Rolling Stone critica «l’intonazione barcollante: sembra una Marilyn Monroe persa in una nebbia di suoni»; la salva (in corner) solo il Guardian: «La sua voce è un languido strumento». E dire che Scarlett, che fin da piccola sognava di recitare in un musical, aveva dato una buona prova di sé con una avvolgente versione dell’evergreen Summertime (la potete ascoltare su YouTube). Forse il jazz d’antan era nelle sue corde (vocali) più delle dissonanze intellettuali di Tom Waits. O forse si è fidata troppo dell’idea che, come dice lei stessa, «cantare è come recitare, è simile alla preparazione di un ruolo: anche nella musica metti la tua personalità». Ecco, Scarlett, mettici la personalità. Ma non la voce.

Ma.Ca.

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