Harry e Lloyd sono invecchiati. Ebbene sì, il tempo non ha fatto sconti nemmeno a loro, eterni ragazzini che con Scemo & più scemo, furono protagonisti di un film demenziale ma scorretto, irriverente e – soprattutto – divertente. Vedere oggi i loro interpreti, Jim Carrey e Jeff Daniels, tornare in azione, produce un effetto grottesco e allo stesso tempo sgradevole. La folle innocenza che li caratterizzava nel 1994 si è persa negli anni: ora non basta più creare gag a base di scorregge, né fare l’impossibile per raggiungere livelli di idiozia sempre più alti e di cattivo gusto. I fratelli Farrelly ci provano a raccontare una storia che metta i due protagonisti di fronte alle responsabilità dell’età: Harry ha bisogno di un trapianto di rene (se no rischia grosso) e per di più scopre di avere una figlia ventenne nascosta da qualche parte in America. L’istinto paterno in lui sopito si sveglia e, insieme all’inseparabile Lloyd, si mette alla ricerca della ragazza, di cui il suo migliore amico si innamora…

Forse vent’anni sono davvero troppi per realizzare un sequel, e la distanza – temporale e narrativa – dal primo capitolo è una cosa che i Farrelly bros. non riescono a mascherare. Quando uscì Scemo & più scemo erano all’inizio della carriera, furbi sceneggiatori capaci di trovate geniali, volgarissime ma funzionali alla storia. Era un’epoca in cui la comicità a stelle e strisce stava esplorando la soglia del mostrabile, per capire fin dove ci si poteva spingere con le provocazioni. L’esperienza è servita ai registi per realizzare perle come Tutti pazzi per Mary o Amore a prima svista, e oggi il loro stile non è cambiato, cosa che invece ha fatto il genere: stupire o offendere è sempre più difficile, a meno che non si faccia parte della cricca Apatow/Phillips. Il motore del sequel è Carrey, per sempre scemo e per sempre faccia di gomma, ma le rughe sul suo viso parlano più delle sue smorfie. Daniels fatica a stargli dietro, sembra più stralunato a ogni inquadratura, e il nuovo viaggio on the road a bordo di un carrofunebre si trasforma in un percorso nostalgico, in ricordo dei momenti d’oro. La presenza di una decadente Kathleen Turner aumenta la tristezza e la sottotrama della figlia non è forte abbastanza per trainare il film senza sbadigli (brutto segno per una commedia). Fortuna che ci pensano un Rob Riggle in versione “ninja” (e giardiniere, interpreta i gemelli Lippincott) e il cameo di Bill Murray che cita Breaking Bad a regalare un minimo di vivacità.

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