Scoppia la polemica contro la serie Netflix su Fabrizio Corona: «Che schifo»
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Scoppia la polemica contro la serie Netflix su Fabrizio Corona: «Che schifo»

Ad accendere l'inevitabile miccia è un noto regista, che punta il dito direttamente contro Netflix per aver dato spazio al "Re dei Paparazzi"

Scoppia la polemica contro la serie Netflix su Fabrizio Corona: «Che schifo»

Ad accendere l'inevitabile miccia è un noto regista, che punta il dito direttamente contro Netflix per aver dato spazio al "Re dei Paparazzi"

poster di fabrizio corona io sono notizia

Era inevitabile che una docuserie costruita su una figura come Fabrizio Corona e su dichiarazioni di un certo peso finisse per sollevare un vespaio. Fabrizio Corona: Io sono notizia, arrivata su Netflix, ha riportato al centro del dibattito pubblico episodi privati, confessioni estreme e ricostruzioni personali che non potevano passare inosservate. Ed è successo: la reazione non si è fatta attendere e tra le prime voci a esporsi pubblicamente con toni durissimi c’è quella di Francesco Costabile, regista da sempre attento ai temi della violenza di genere, che ha puntato il dito contro la piattaforma e contro la scelta di dare spazio e compensi a un racconto di questo tipo.

Costabile, fino a poco tempo fa in corsa agli Oscar 2026 con il film Familia, ha affidato a una story Instagram il suo sfogo, rivolgendosi direttamente a Netflix e chiamando in causa Fabrizio Corona senza alcun filtro. «Complimenti a Netflix per aver profumatamente pagato un personaggio che si vanta di aver prima imposto l’aborto alla sua compagna, poi aver monetizzato anche la nascita del figlio. Alla faccia della violenza di genere. Solo profitto e visualizzazioni. Schifo», ha scritto il regista, taggando esplicitamente l’ex re dei paparazzi. Parole che hanno immediatamente iniziato a circolare e a far discutere, anche alla luce del percorso artistico e personale di Costabile, da sempre impegnato nella denuncia della violenza sulle donne e delle dinamiche di abuso, tema centrale anche nel suo ultimo lavoro.

Il riferimento è diretto a uno dei passaggi più controversi della docuserie Netflix, in cui Corona affronta apertamente l’interruzione di una gravidanza gemellare avvenuta durante la relazione con Nina Moric. Un racconto che per la prima volta viene esposto pubblicamente dai diretti interessati, a partire dalla stessa Moric, che nella serie parla di quella scelta come di una ferita mai rimarginata. «Ho ucciso due bambini. Si fanno errori perché… si fanno errori e basta, senza giustificare i nostri errori. L’ha voluto lui, però io l’ho assecondato. Quindi l’ho voluto anch’io», afferma la modella, aggiungendo: «Volevo che mi fermasse. Poi non ne abbiamo più parlato. L’ha voluto lui, però l’ho fatto io alla fine. Ho ucciso due bambini, due gemelli, non ne vado fiera». Nel suo racconto emerge anche un dettaglio particolarmente doloroso: «Lui gli ha dato i nomi, pur sapendo che stavo per ucciderli. E si vantava nei bar».

La versione di Fabrizio Corona, sempre all’interno della docuserie, non smentisce la pressione esercitata su Moric, anzi la rivendica apertamente. «Questa cosa non l’ho mai raccontata a nessuno e non l’ha voluta mai raccontare lei a nessuno», dice, per poi aggiungere: «Era ancora presto per un figlio. Nel nostro progetto doveva venire almeno un anno e mezzo dopo, dopo che avevamo costruito quello che dovevamo costruire. E allora la convinsi ad abortire». Corona lega quell’episodio anche alla costruzione della propria ossessione per il denaro e per il successo materiale, raccontando come da quel momento abbia iniziato a guadagnare «tutti i giorni cifre esorbitanti».

Non è però l’unico fronte aperto dalla serie. In altri episodi, Corona torna a parlare anche delle sue relazioni successive, come quella con Silvia Provvedi, usando toni che hanno ulteriormente alimentato le critiche. «Mi vergognavo di lei», afferma senza esitazioni, raccontando di averla “plasmata” nell’immagine e nello stile per renderla più adatta alla sua figura pubblica e arrivando a descrivere come abbia chiamato i paparazzi per monetizzare una copertina, parlando esplicitamente di 30.000 euro guadagnati in questo modo.

È in questo contesto complessivo che si inserisce la presa di posizione di Francesco Costabile, che non contesta solo le singole dichiarazioni, ma il senso stesso dell’operazione: dare spazio, visibilità e valore economico a un racconto che, secondo il regista, normalizza e spettacolarizza dinamiche di violenza e sopraffazione. Una voce che si aggiunge a un coro di reazioni destinate con ogni probabilità ad aumentare, mentre la serie continua a dividere pubblico e critica e a interrogare sul confine tra racconto, responsabilità e profitto.

Fonte: Instagram

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