Scordatevi The Last of Us: questa serie post-apocalittica ha sovvertito i cliché del genere
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Scordatevi The Last of Us: questa serie post-apocalittica ha sovvertito i cliché del genere

In un genere che ha sempre fatto del nichilismo un marchio di fabbrica, c'è una sorprendente eccezione che non vi lascerà indifferenti

Scordatevi The Last of Us: questa serie post-apocalittica ha sovvertito i cliché del genere

In un genere che ha sempre fatto del nichilismo un marchio di fabbrica, c'è una sorprendente eccezione che non vi lascerà indifferenti

banner della serie The Last of Us

Nel vasto catalogo di Netflix si cela una serie fantasy che merita di essere citata tra le migliori declinazioni moderne del genere post-apocalittico accanto a mostri sacri come The Last of Us, The Walking Dead o Fallout, e che – nonostante le sue indubbie qualità – è stata tuttavia relegata ai margini del panorama mainstream a favore dei titoli poc’anzi menzionati.

Tratta dall’omonima serie a fumetti di Jeff Lemire, Sweet Tooth si distingue dalle altre serie a tema grazie ad un approccio che è riuscito a sovvertire molti dei cliché ad esso associati. Uscita nel 2021, in un momento storico ancora segnato dalla pandemia, la serie ha fatto presa sul pubblico e “aiutandolo” a elaborare paure e incertezze attraverso uno sguardo dal sapore fantasy che pone l’accento sulla forza delle relazioni umane, sull’amicizia e sulla speranza.

La trama di Sweet Tooth prende piede alcuni anni dopo il Grande Crollo, micidiale una pandemia che ha decimato la popolazione globale lasciando il mondo in rovina. Nel tempo questa ha portato alla nascita di bambini ibridi, dotati di tratti animali – corna, pellicce e ali – i quali vengono ferocemente braccati dai sopravvissuti in quanto temuti come la potenziale prossima specie dominante destinata a soppiantare l’umanità.

Laddove molti show post-apocalittici insistono su atmosfere cupe e nichiliste, Sweet Tooth non ha paura di ribaltare le aspettative. La serie si assesta infatti su un tono più caldo, quasi fiabesco, senza tuttavia rinunciare a momenti di grande impatto emotivo. Gli elementi più oscuri – la lotta per la sopravvivenza, la crudeltà degli adulti – sono infatti presenti, ma non al punto da ridimensionare l’importanza delle relazioni umane e dell’empatia.

Gran parte del racconto passa attraverso lo sguardo del giovanissimo Gus, un bambino metà cervo, la cui innocenza rappresenta il cuore pulsante della serie. Anche quando il mondo cerca di corromperlo e di indurlo a cedere ai lati più ferali dell’essere umano, Gus continua a rappresentare la capacità di trovare luce anche nei momenti più bui. Un approccio che distingue nettamente Sweet Tooth da molte altre storie simili.

Inoltre, a differenza di molte produzioni Netflix andate incontro ad una conclusione prematura, a Sweet Tooth è stato concesso il tempo necessario a raccontare una storia completa, sviluppatasi nell’arco di tre stagioni e chiusasi con un vero finale. Un lusso, quest’ultimo, sempre più raro che contribuisce a rafforzare il valore complessivo della serie.

Intendiamoci, se cercate un thriller incentrato sulla sopravvivenza spietata e senza compromessi potreste rimanere spiazzati. Ma in un genere ormai saturo di oscurità e nichilismo ormai da tempo, Sweet Tooth rappresenta una rara eccezione che sfida le convenzioni e dimostra come, anche nei mondi più devastati, la gentilezza possa rivelarsi un vero atto rivoluzionario.

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Foto: MovieStillsDB

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