Se amate REC, anche questo agghiacciante found footage del 2010 vi toglierà il sonno
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Se amate REC, anche questo agghiacciante found footage del 2010 vi toglierà il sonno

Affidandosi a un'estetica essenziale e realistica, rappresenta un esempio cristallino di ciò che il sottogenere può ancora offrire

Se amate REC, anche questo agghiacciante found footage del 2010 vi toglierà il sonno

Affidandosi a un'estetica essenziale e realistica, rappresenta un esempio cristallino di ciò che il sottogenere può ancora offrire

Frame dal found footage Atrocious (2010)

Tra gli appassionati di horror, REC è da tempo considerato una pietra miliare del found footage: claustrofobico, spietato, perfettamente orchestrato nel suo crescendo di tensione. Eppure, esiste un altro titolo, uscito solo tre anni dopo, che merita di essere riscoperto. Si tratta di Atrocious, film spagnolo diretto da Fernando Barreda Luna nel 2010, che condivide con REC non solo il formato ma anche lo spirito crudo e disturbante tipico delle opere più riuscite del sottogenere. A distanza di anni, questo piccolo cult dimenticato si rivela ancora oggi capace di turbare nel profondo.

Il film segue Cristian e July, due adolescenti appassionati di paranormale che decidono di girare dei video per il loro canale amatoriale. Quando la famiglia si trasferisce per le vacanze in una villa isolata — teatro, in passato, della scomparsa di una bambina — i ragazzi iniziano a documentare strani eventi che rapidamente degenerano in puro terrore. Fin dalle prime inquadrature, Atrocious gioca con la nostalgia di un’epoca in cui YouTube era ancora un terreno vergine e i video amatoriali erano alimentati da vera curiosità, non da cinismo virale.

A differenza di molte produzioni recenti, Atrocious rifiuta l’uso massiccio di CGI e si affida invece a un’estetica essenziale e realistica. La camera a mano, con le sue inquadrature tremolanti e gli errori di messa a fuoco, non è solo uno stile visivo: è il punto di vista dei protagonisti, la loro unica arma per documentare e forse sopravvivere a ciò che sta accadendo. Il risultato è un coinvolgimento emotivo molto più potente di quello offerto da effetti speciali digitali, spesso fin troppo perfetti per risultare spaventosi.

Come REC, anche Atrocious costruisce la tensione partendo da personaggi credibili, ambienti quotidiani e una situazione che degenera lentamente. E se il film di Plaza e Balagueró si svolgeva in un condominio infestato, qui è la villa con il suo labirinto di giardini e cunicoli a creare un senso costante di disorientamento. Ogni rumore fuori campo, ogni ombra fuori fuoco, ogni pausa nei dialoghi amplifica l’angoscia. La paura è costruita sull’attesa, sull’ambiguità, sull’impossibilità di capire cosa si nasconda davvero dietro la leggenda della bambina uccisa.

Ciò che rende Atrocious davvero disturbante è la sua capacità di mettere a disagio lo spettatore senza mai forzare la mano. Non ci sono jumpscare gratuiti o effetti visivi esagerati: tutto è affidato alla tensione narrativa, all’atmosfera opprimente e al senso di impotenza crescente. La storia, pur semplice, riesce a sovvertire molte regole del genere. Nessuno è al sicuro, neppure i protagonisti con cui il pubblico ha imparato a empatizzare. Quando la violenza esplode, lo fa in modo inaspettato e spietato, lasciando allo spettatore un senso di smarrimento e inquietudine che persiste ben oltre i titoli di coda.

A distanza di oltre dieci anni, Atrocious si impone come un esempio cristallino di ciò che il found footage può ancora offrire, se sfruttato con intelligenza e rispetto per il suo linguaggio originale. È un film piccolo ma potente, che merita di essere recuperato da chiunque senta la mancanza di horror autentici, capaci di spaventare non con il rumore, ma con il silenzio.

Fonte: Collider

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