Nel 2004 Edgar Wright ha firmato uno dei cult assoluti della commedia horror: L’alba dei morti dementi (Shaun of the Dead), un’irresistibile fusione di zombie movie, satira sociale e humour britannico. Il film è diventato negli anni un punto di riferimento per il sottogenere “zom-com”, lanciando la carriera di Simon Pegg e Nick Frost – che ora fa notizia nei panni di Hagrid per la nuova serie tv di Harry Potter – e aprendo la strada a un nuovo modo di raccontare l’apocalisse, con leggerezza e intelligenza. Ma c’è un altro titolo, uscito qualche anno dopo, che ha abbracciato quello stesso spirito e che oggi merita una sincera riscoperta: parliamo di Fido, commedia canadese del 2006 passata colpevolmente inosservata.
Diretto da Andrew Currie e ambientato in una realtà alternativa in stile anni ’50, Fido parte da un’idea brillante: cosa succederebbe se l’apocalisse zombie fosse già avvenuta… e l’umanità avesse vinto? Nel mondo raccontato dal film, i non-morti sono stati domati e riconvertiti in servitori domestici grazie a collari speciali che ne inibiscono l’istinto aggressivo. In questa società immacolata e ipocrita, i morti viventi tagliano l’erba, portano la spesa, accudiscono gli anziani. È in questo contesto che conosciamo la famiglia Robinson, e in particolare il piccolo Timmy, che stringe un legame affettuoso con il suo nuovo domestico zombie, battezzato Fido.
Il film ribalta i cliché del genere zombie, inserendoli in una cornice surreale che richiama Pleasantville, con personaggi stereotipati e colori che celano tensioni ben più profonde. Fido, interpretato dal comico Billy Connolly, è una figura muta ma centrale: è l’oggetto del conflitto tra la madre Helen (una sorprendente Carrie-Anne Moss, lontanissima da Matrix) e il padre Bill, convinto che gli zombie vadano solo temuti e repressi. Quando Fido accidentalmente uccide un vicino di casa, il delicato equilibrio viene messo in crisi e si apre una riflessione sulla paura del diverso e sulla repressione sociale.
Ma Fido non è solo una parabola sociale: è anche una commedia nera ricca di trovate, con momenti di ironia pungente, dialoghi brillanti e un’estetica curata nei minimi dettagli. Il film fa sorridere, ma riesce anche a toccare temi profondi come la solitudine, il conformismo e il bisogno di affetto, anche quando arriva da una creatura non viva. Come L’alba dei morti dementi, non prende mai troppo sul serio i suoi zombie, ma ne sfrutta la metafora per parlare della nostra umanità.
Nonostante il cast ricco di nomi noti — oltre a Moss e Connolly, c’è anche Tim Blake Nelson — Fido non ha mai ricevuto l’attenzione che meritava. Eppure, è un film intelligente, divertente e visivamente originale. Il genere horror spesso al giorno d’oggi è appiattito da repliche e reboot, ma Fido resta un esempio riuscitissimo di come si possa innovare un genere con stile e ironia. Se avete amato L’alba dei morti dementi, insomma, è un recupero obbligato. Una piccola perla dimenticata che oggi, più che mai, merita di tornare in vita.
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