Harlem, quartiere di Manhattan, primi anni settanta. Alonzo, detto Fonny (Stephan James), e Tish (Kiki Layne) si conoscono da sempre, si innamorano, sperano di poter condividere un radioso futuro insieme. Quando il ragazzo viene accusato ingiustamente dello stupro di una donna portoricana e incarcerato per un crimine che non ha commesso il loro amore subisce un duro contraccolpo, ma Tish, che nel frattempo ha scoperto di essere incinta, farà di tutto per rimanergli vicino.
Opera terza del regista Barry Jenkins, If Beale Street Could Talk, tratto dall’omonimo romanzo di James Baldwin, è la conferma di una voce singolare nel panorama del cinema americano di oggi, sbocciata praticamente dal nulla. Il giovane cineasta, che col precedente Moonlight si è portato a casa l’Oscar come miglior film ai danni di La La Land (nella celebre notte dell’errore della busta, per la quale continuerà senza dubbio a essere ricordato) firma un affresco romantico ambizioso e di notevole purezza sentimentale, dolce e malinconico, che conferma però pregi e difetti del film precedente.
Il film è nelle sale da oggi, 24 gennaio, distribuito da Lucky Red, e la co-protagonista Regina King è il candidato più forte per la vittoria dell’Oscar di categoria nella notte delle stelle del prossimo 24 febbraio, tra un mese esatto.
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SE LA STRADA POTESSE PARLARE: LA RECENSIONE
