Il cinema giapponese ha lasciato un’impronta indelebile nella storia mondiale. Da Akira Kurosawa a Kenji Mizoguchi, passando per l’animazione di Hayao Miyazaki, i registi nipponici hanno saputo raccontare con intensità e delicatezza l’animo umano, la società e il tempo che passa. Eppure, tra i tanti capolavori che il Giappone ha donato alla settima arte, ce n’è uno che brilla per la sua apparente semplicità e profondissima umanità: Viaggio a Tokyo di Yasujirō Ozu.
Uscito nel 1953, Viaggio a Tokyo (Tokyo Monogatari) è un film che parla di genitori anziani che lasciano il loro villaggio per far visita ai figli ormai adulti nella capitale. Quel che trovano, però, è un’accoglienza fredda, sbrigativa, a tratti quasi infastidita. Solo la giovane vedova del loro figlio morto in guerra – interpretata dalla straordinaria Setsuko Hara – dimostra per loro un affetto sincero e disinteressato. In questa trama lineare, Ozu costruisce una riflessione commovente e universale sullo scorrere del tempo, sull’egoismo della vita moderna e sulla solitudine della vecchiaia.
La forza del film non sta nei colpi di scena o nei grandi eventi, ma nella sua verità silenziosa. Ozu non giudica i figli, non santifica i genitori: osserva, con pudore e compassione. Il dolore e l’amore sono trattenuti, ma presenti in ogni gesto, in ogni inquadratura. Guardare Viaggio a Tokyo oggi, in un’epoca in cui il ritmo frenetico e l’individualismo sembrano aver preso il sopravvento, significa fare un passo indietro per riscoprire valori essenziali e spesso trascurati.
Girato con uno stile rigoroso e inconfondibile – caratterizzato dall’uso costante della camera bassa, l’assenza di movimenti di macchina, e una recitazione misurata al limite dell’ascetico – il film è stato inizialmente accolto in modo tiepido al di fuori del Giappone. Ma con il tempo, Viaggio a Tokyo è stato riscoperto e celebrato come uno dei più grandi film di tutti i tempi. È regolarmente presente nelle classifiche dei migliori film della storia, tanto da occupare il terzo posto nel sondaggio decennale del 2012 della prestigiosa rivista Sight & Sound (British Film Institute), dietro solo a La donna che visse due volte e Quarto Potere.
Sono passati 72 anni dalla sua uscita, ma Viaggio a Tokyo resta un capolavoro del cinema giapponese da vedere e rivedere. Per chi ama il cinema, e soprattutto per chi ama le storie capaci di toccare le corde più intime, è imprescindibile.
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