Quando Breaking Bad ha debuttato nel 2008, ci ha messo ben poco tempo ad essere riconosciuta come una delle serie più importanti di sempre, rivelatasi capace di riscrivere le regole del drama televisivo e consegnando alla storia uno dei personaggi più memorabili mai approdati sul piccolo schermo.
Dietro questo successo c’è naturalmente la visione di Vince Gilligan, oggi considerato uno dei più grandi narratori del piccolo schermo. Tuttavia sono in molti ad ignorare che Breaking Bad deve molto, moltissimo a un singolo e fondamentale episodio di X-Files. Ma facciamo un passo indietro.
Prima di diventare il creatore di una delle serie più importanti di tutti i tempi, Gilligan è stato infatti una delle firme chiave di X-Files, palestra creativa in cui ha affinato il suo stile e la sua poetica, e che gli ha inoltre permesso di incontrare Bryan Cranston, il quale sarebbe poi diventato il volto del protagonista di Breaking Bad, Walter White. L’attore compare infatti nel secondo episodio della sesta stagione della serie, “La corsa”, scritto dallo stesso Gilligan. Un episodio che, col senno di poi, sembra gettare i semi di ciò che sarebbe arrivato anni dopo.
All’epoca, Bryan Cranston era un volto televisivo abbastanza noto, tuttavia ben lontano dallo status di star. Dopo l’esordio negli anni ’80, aveva collezionato decine di ruoli tra cinema e televisione, spesso marginali o episodici, dai ruoli vocali non accreditati in Power Rangers fino a una lunga serie di apparizioni in altre serie popolari. Naturalmente, all’epoca nulla lasciava presagire che sarebbe diventato il volto di una delle più influenti serie mai realizzate.
In X-Files, Gilligan intuì tuttavia qualcosa di speciale. In “La corsa” Cranston interpreta Patrick Crump, un uomo qualunque che si ritrova coinvolto in una spirale di violenza e disperazione. La sua è una prova intensa, fisica, dolorosa, totalmente immersa in un personaggio che cambia sotto gli occhi dello spettatore, spingendosi oltre i propri limiti. Esattamente ciò che, anni dopo, sarebbe stato richiesto alla figura di Walter White.
Otto anni più tardi, quando Gilligan iniziò a sviluppare Breaking Bad, tornò con la mente all’interpretazione di Cranston. Fu proprio grazie a quell’episodio di X-Files che decise di affidargli il ruolo principale, a dispetto del generale scetticismo di chi vedeva l’attore ancora soltanto come il padre della sit-com Malcolm. Una scelta che in seguito si sarebbe rivelata non solo indovinata, ma storica.
Oggi Breaking Bad non sarebbe ciò che è senza Bryan Cranston. Se la scrittura di Gilligan ha infuso in Walter White una profondità straordinaria, questa è stata resa memorabile dall’interpretazione dell’attore, il quale ha regalato al pubblico un personaggio fragile, spaventoso, umano e mostruoso allo stesso tempo, con una delle performance più impressionanti mai viste sul piccolo schermo.
Allo stesso modo, l’esperienza maturata da Gilligan su X-Files si è rivelata cruciale. Lavorare all’interno di una writers’ room solida, confrontarsi con autori più esperti e sperimentare strutture narrative complesse gli ha permesso di capire cosa funzionasse davvero nella narrazione seriale. Senza quella scuola, probabilmente Breaking Bad non avrebbe mai raggiunto la grandezza che oggi gli riconosciamo.
Insomma, in definitiva quel particolare episodio di X-Files ha rappresentato un vero e proprio punto di svolta nella storia della serialità televisiva, gettando le basi per la nascita di una delle sue gemme più splendenti.
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