Dopo anni passati a cercare un’erede all’altezza di Game of Thrones, tra titoli ambiziosi e produzioni che non hanno mantenuto le promesse, la sorpresa potrebbe arrivare da un luogo inaspettato: una serie del 2016, quasi dimenticata, che oggi sta vivendo una seconda vita grazie a Netflix. Si tratta di Beowulf: Return to the Shieldlands, un fantasy cupo, pieno di intrighi politici e creature mostruose, che il pubblico sta riscoprendo con entusiasmo. Un prodotto che, pur senza il budget faraonico di Westeros, ritrova quel mix di brutalità, mistero e lotte per il potere che ha reso celebre il lavoro di George R.R. Martin.
Ambientata nelle terre ostili degli Shieldlands, la serie segue le vicende del leggendario guerriero Beowulf (interpretato da Kieran Bew), che torna a casa dopo anni di esilio per scoprire che il suo padre adottivo, il re Hrothgar, è morto in circostanze sospette. Il suo ritorno non passa inosservato: la regina vedova Rheda (Joanne Whalley) ambisce al trono, mentre il giovane e ambizioso Slean vede in Beowulf un intralcio da eliminare. Nel frattempo, un’ondata di spaventosi attacchi da parte di creature non umane inizia a seminare panico, insinuando che la minaccia non sia soltanto politica.
Proprio qui Beowulf mostra il meglio di sé: intrighi di potere, tensioni familiari e rivalità sanguinose si intrecciano con un immaginario dark fantasy fatto di mostri, foreste ancestrali e misteri soprannaturali. Non c’è mai un vero momento di tregua: ogni episodio aggiunge un tassello alla spirale di sospetti che mette Beowulf in bilico tra eroe e presunto assassino, mentre antico e moderno si fondono in un’estetica ruvida e terrena che ricorda i primi fasti di Il Trono di Spade.
A impressionare è anche il cast, composto da volti noti agli appassionati del genere: Kieran Bew, apparso di recente in House of the Dragon; Joanne Whalley, indimenticabile Sorsha in Willow; Ed Speleers, che il pubblico ricorderà per Eragon, Downton Abbey e You. Senza dimenticare Laura Donnelly, già vista in Outlander e The Nevers, qui coinvolta in una delle sottotrame più affascinanti della serie.
Certo, Beowulf: Return to the Shieldlands non è una produzione colossale come quelle di HBO: è costretta a fare i conti con un budget limitato e alcuni passaggi narrativi meno incisivi. Ma il suo fascino sta proprio in questo: è un fantasy crudo, diretto, più vicino alla tradizione del mito anglosassone che all’epica hollywoodiana. E oggi, grazie a Netflix, ha finalmente trovato un pubblico pronto a riconoscerne l’ambizione e il potenziale.
Per chi sente nostalgia di battaglie epiche, complotti, tensioni dinastiche e atmosfere segnate dall’ombra del pericolo, questa riscoperta potrebbe essere davvero la sorpresa che mancava.
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Fonte: Collider
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