The Antenna, diretto dal regista turco Orçun Behram, è uno di quei film che sembrano usciti dal laboratorio segreto di David Cronenberg o da un sogno allucinato di David Lynch. Presentato nel 2019 al Toronto International Film Festival, è passato inosservato al grande pubblico, ma oggi, con l’ascesa dei contenuti distopici e la crescente sfiducia nei media, il film risuona con una forza inquietante.
L’ambientazione è un Paese totalitario senza nome, in un tempo indefinito che somiglia a un passato alternativo, senza internet né cellulari. Il governo impone la trasmissione di un nuovo canale di propaganda, diffuso tramite un’enorme antenna installata su un palazzo popolare decadente. Da quel momento, un liquido nero inizia a infiltrarsi nell’edificio, nei corpi e nelle menti dei residenti, trasformando la disinformazione in un’entità viva, viscida e letale.
Il protagonista, Mehmet (İhsan Önal), è il custode del palazzo, testimone impotente di una degenerazione lenta e raccapricciante. Il film combina allegorie politiche, tensione psicologica e body horror viscerale, mostrando come il potere possa non solo manipolare, ma corrompere fisicamente chi vi si espone.
Una donna si lascia consumare da una routine di bellezza imposta dai media. Un padre impone con violenza la sua volontà alla figlia. Un bambino osserva tutto, incapace di comprendere, mentre la realtà crolla sotto il peso della propaganda. E intanto, quella melma nera continua a strisciare, insinuarsi, contaminare.
Visivamente potente e concettualmente disturbante, The Antenna non ha paura di usare metafore esplicite: la propaganda è il vero mostro, capace di trasformare vittime e carnefici in creature senza volto. E anche se l’ultimo atto si abbandona al caos, con immagini surreali e orrori cronenberghiani, il messaggio resta chiaro: l’informazione tossica può uccidere, anche senza spargere sangue.
Con la sua estetica cupa, la colonna sonora nervosa e l’atmosfera da incubo, The Antenna è un film che inquieta e affascina. Un horror sociale da riscoprire, soprattutto oggi, quando la manipolazione mediatica non è più solo un tema da fiction, ma una realtà quotidiana.
Fonte: Collider
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