Presentato a settembre in anteprima mondiale al Toronto Film Festival, arriva in Italia il film che consacra il sodalizio artistico, oltre che sentimentale, fra Margaret Mazzantini e Sergio Castellitto: Venuto al Mondo. Il film uscirà nelle sale italiane l’8 novembre in 350 copie e racconta la storia d’amore ai tempi della guerra in Bosnia, tra Gemma (Penelope Cruz) e Diego (Emile Hirsch). Una coproduzione italiana e spagnola che mette in risalto un notevole impegno dal punto di vista produttivo: un budget multimilionario particolarmente evidente soprattutto nella ricostruzione delle scene di guerriglia urbana.
Presenti in sala per la conferenza stampa romana del film Penelope Cruz, Sergio Castellitto, Margaret Mazzantini, Pietro Castellitto, Adnan Hasjovic e Saadet Akysoy. Ecco il resoconto dell’evento.

Da cosa è dipesa la scelta di mostrare il film (alla stampa italiana) in versione originale invece che doppiato?
Sergio Castellitto
: Per me questa è la vera versione del film, quella nella lingua che per drammaturgia è stata usata. È un processo naturale che conferma il talento di Penelope e la sua bravura nel recitare anche in italiano. Lei continua infatti ad essere percepita come italiana pur essendo spagnola. Per convenzione si doppiano i film, ma per me il sangue del film è questo.

Che cosa l’attraeva del ruolo di Gemma?
Penelope Cruz
: Avevo letto il libro e mi ero innamorata del personaggio. Non mi è capitato spesso nella mia carriera di innamorarmi a tal punto di un personaggio: mi è successo due volte, entrambe con i libri scritti da Margaret. Come per Non ti muovere dovevo interpretare questo personaggio. La cosa strabiliante è che il libro è molto corposo, più di 600 pagine, ma quando ho letto la sceneggiatura mi sono resa conto che lessenza della storia, e di Gemma, era rimasta intatta.

Lessere diventata mamma lha aiutata a comprendere meglio il suo personaggio?
PC
: Dopo unesperienza del genere comprendi in maniera più profonda ciò che il mio personaggio non può avere, ciò che la ossessiona e le manca.

Il suo personaggio non è quello che si definisce politically correct”: come si è rapportata con esso?
PC:
Non avevo paura di questo: per me è importante capire la psicologia del personaggio, lo devo capire su tutti i livelli. Gemma non ha paura di essere antipatica, dice quello che pensa, è complessa, autodistruttiva. Una donna che lotta, e sopravvive.

Come si è trovata a gestire ladattamento sul grande schermo del suo romanzo e i relativi tagli che avete dovuto apportare ad esso lei e Sergio Castellitto?
Margaret Mazzantini
: Lo scrittore non è mai contento della riduzione cinematografica, ma nel mio caso è diverso perché Sergio è il mio primo lettore e mi orienta nel mio lavoro. Scrivere per il cinema è un po’ come uccidere il tuo amore, devi rinunciare ai sentieri laterali nella trasposizione. Abbiamo tenuto lossatura ma ci sono anche diversi aspetti secondari che sono rimasti. Penelope e Sergio hanno apportato in entrambi i film tratti dai miei libri valori aggiunti ai personaggi che ho creato. 
SC
: Volevo mettere in scena qualcosa che mi emozionava. Venuto al Mondo è un film che vuole arrivare al pubblico nella sua dimensione più netta. Il cinema deve raccontare gli archetipi della vita, l’amore, la morte. In questo senso so che il film è molto ambizioso. Ho cercato di fare un film senza scene di passaggio, dove ogni scena fosse depositaria di un aspetto del personaggio. Ho cercato di parlare all’intelligenza emotiva del pubblico. Spero di essere riuscito in ciò.

Sono intervenuti anche due degli interpreti secondari, Adnan Haskovic e Saadet Askoy, che hanno raccontato l’umanità, la forza e la “normalità” dei loro personaggi:
Adnan Haskovic
: quando prendi in mano un libro di Margaret devi prendere una tazza di caffè perché non puoi smettere di leggerlo finché non è finito. Io ero un ragazzo durante la guerra, quando hai quell’età tutto è avventura, non hai una dimensione reale della guerra. Ma quando leggi la storia d’amore scritta da Margaret capisci che è realistica, e vera. Questo è il film migliore sulla guerra in Bosnia, perché il popolo viene mostrato non solo come vittima ma anche come una popolazione che lotta, è una storia piena di vita.
Saadet Aksoy
: Sono molto emozionata per il ruolo, e per aver avuto la possibilità di recitare insieme a Penelope ed essere diretta da un regista come Sergio con una sceneggiatura scritta da Margaret. I personaggi sono scritti benissimo, entri in sintonia con loro immediatamente. La parte più difficile era ricordarmi che era una storia inventata, perché è davvero molto realistica. Non ero in grado di uscire dalla storia, perché storie simili nel recente passato sono successe veramente in Bosnia. Persone che vivono una vita normale nel loro paese, hanno sogni come noi, ma poi all’improvviso le loro priorità cambiano per colpa dello scoppio della guerra, che gli porta via i loro sogni.

Presente nel cast anche il figlio di Sergio Castellitto, Pietro, che oltre a parlare del suo personaggio ha parlato anche del rapporto con i suoi genitori sul set.
Pietro Castellitto:
Nel personaggio c’è un po’ di me, non era scritta così ad esempio la scena dello sfogo. Devo dire che il primo giorno di riprese mi sentivo come il primo giorno delle elementari, molta paura che poi cede il passo alla necessità. Sentivo di essere in un progetto che era la consacrazione del sodalizio dei miei genitori. Una tappa necessaria per me, anche quella di vederli ogni giorno tornare a casa e sfiorare la separazione a causa delle discussioni. Io non avevo letto il libro, l’ho letto strada facendo, durante le riprese. Questo mi ha aiutato a interpretare meglio il mio personaggio. Nel dirigermi nel film mio padre non era preoccupato, era disperato!
SC
: Io sono stato molto severo, e un po’ mi dispiace. Pretendi che tu figlio sia valoroso più degli altri, che debba dimostrare di aver meritato il ruolo che ha ottenuto più di quanto debbano dimostrarlo gli altri. Quando ero in sala montaggio sono rimasto annichilito nel vedere che Pietro tradiva quello che gli dicevo, e questo lo fanno gli attori di grande talento. Questo lo fa anche Penelope, con facilità naturale, ma non mi aspettavo la stessa cosa anche da Pietro.

Foto: Getty Images

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