Perché Diabolik, tra i fumetti italiani “classici”, resta stabilmente uno dei più graditi al pubblico femminile? E cosa significa disegnare Diabolik da questa prospettiva? Da queste due domande parte uno dei panel di chiusura dell’Arena Comics del Best Movie Comics & Games 2025, che ha visto l’intervento di Mario Gomboli, direttore editoriale di Astorina, e di Silvia Ziche, una delle fumettiste di spicco del panorama italiano, dall’inconfondibile stile che mescola umorismo e introspezione.
L’incontro si è aperto con il ricordo delle origini dei personaggi di Diabolik ed Eva Kant, creati da Angela e Luciana Giussani nel 1962: «Allora non c’erano molte donne che scrivevano e disegnavano fumetti, le Giussani sono state anticipatrici – ha affermato Gomboli -. Prima di Eva Kant, le donne del fumetto si mettevano nei guai, cosicché potesse arrivare l’eroe a salvarle. Ma non dimentichiamo che nel terzo albo, ossia la prima avventura in cui appare Eva Kant, è lei che salva la pelle a Diabolik. Il fatto che ci fossero dietro due autrici ha comportato questo capovolgimento dei ruoli. In seguito, Eva Kant è diventata talmente popolare che si temeva che mettesse in ombra lo stesso Diabolik».
Gomboli e Ziche, insieme allo sceneggiatore Tito Faraci, sono gli autori delle storie “sottosopra”, in cui si replica questo capovolgimento immergendo il più fatale dei ladri e la sua algida complice in situazioni comiche, che ne mantengono tuttavia intatti il fascino e la credibilità. «La nostra è una parodia molto affettuosa. Diabolik fa un po’ la figura dello sciocco, ma non se ne accorge, perciò la sua reputazione è salva, mentre abbiamo dato a Eva il superpotere dell’ironia e dell’umorismo. Lei è quella che lo prende un po’ in giro», ha spiegato Silvia Ziche.
La caratteristica di questi albi è che, sia nel formato che nella sceneggiatura, caratterizzata da dialoghi avvincenti e fulminanti, sono in tutto e per tutto storie di Diabolik. Né satira né parodia, piuttosto una sorta di divertente what if alternativo, che nasce da un profondo amore per il personaggio. Del resto, Silvia Ziche spiega: «Io ero già una lettrice, mi piaceva moltissimo che fosse un personaggio inventato da due donne, quindi lo leggevo e lo adoravo già da prima di avere l’opportunità di disegnarlo. E poi, Diabolik è talmente grande che lo conoscono anche le persone che non lo leggono».
«Dietro queste satire c’è molto amore per Diabolik – conferma Mario Gomboli -. Quando pubblichiamo queste cose, una percentuale di lettori grida sempre allo scandalo e al mancato rispetto del personaggio e non si rende conto che è proprio facendo queste operazioni che si dimostra il rispetto per il personaggio. Chi scrive lo ama e proprio per questo può permettersi di scherzare su di lui. È un modo per riconoscere l’importanza, la fama del personaggio, che può essere anche preso in giro senza perdere neanche un briciolo del suo fascino».
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