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«SCHIVA, SCHIVA. A TERRA. RIALZATI, SCHIVA. GOMITATA, FRUSTATA, MONTANTE, GANCIO. Sono sul tetto di un treno che corre a 150 chilometri orari lungo un ponte a decine di metri di altezza su un corso d’acqua, immerso nel nulla, tra le rocce di una terra straniera. Il sole è a picco, accecante. Bang! Qualcuno mi ha appena sparato. Precipito nel vuoto e sprofondo negli abissi. Sono morto. Mi chiamavo Bond. James Bond».

Saranno stati questi i pensieri di Bond, prima di andarsene?

«Cosa dire di un uomo così?». Se lo chiede M (Judi Dench), il capo supremo dei servizi segreti britannici (l’MI6) mentre scrive il necrologio del suo migliore agente, poco dopo aver dato l’ordine di sparargli. E ce lo chiediamo anche noi, vedendolo cadere inerme, avvolto nel suo completo grigio Tom Ford, nelle prime adrenaliniche sequenze di Skyfall, il 23esimo 007 cinematografico (in arrivo il 31 ottobre 2012). Un avvio al fulmicotone quello del terzo Bond di Daniel Craig (già confermato per i prossimi due), il primo a non essere basato su un romanzo di Ian Fleming. Semplicemente perché non ne esistono più, oltre a quelli già trasposti. Altre volte la spia di Sua Maestà aveva dato forfait, per poi tornare in servizio. Ma non era mai stato fatto fuori. Almeno non in senso letterale. Ora lo vedremo morire. Per poi risorgere. E la rinascita di 007 sarà il cuore di Skyfall. «Il drive con l’identità di ogni agente infiltrato nelle organizzazioni terroristiche di tutto il mondo è andato perduto», rimprovera Ralph Fiennes, nei panni del rappresentante del Governo Britannico Mallroy, a M. Per questo, con ogni probabilità, la donna simulerà la plateale morte del suo migliore agente, per poi riportarlo in vita e rimetterlo in azione in gran segreto e senza intralci. L’obiettivo? Acciuffare il responsabile del sabotaggio informatico che ha messo in ginocchio Londra e l’MI6. Un latino dai capelli biondo platino che risponde al nome di Silva e ha lo sguardo penetrante di Javier Bardem. L’incontro sarà più arduo del previsto. Di fronte al nemico tutte le certezze di 007 crolleranno e l’agente metterà in dubbio la lealtà nei confronti di M. Motivo? Lo spiega molto chiaramente Silva in persona: «Ma si guardi, Bond. Va a caccia di spie. L’ha mandata a cercarmi sapendo che non era pronto, che forse sarebbe morto. Mammina è stata cattiva. Due sopravvissuti: questo ha fatto di noi». Una ex spia dell’MI6? Un traditore? Sarà questo, dunque, Silva? […]

DANIEL CRAIG: DURO CON L’ANIMA

C’è stata una lunga interruzione tra Quantum of Solace e Skyfall. Come ha influito questo gap sul suo ritorno nei panni di Bond e sull’iter produttivo?
«Ero molto fiducioso su tutta la faccenda, davvero. Non c’era niente che io potessi fare in proposito perché si trattava di questioni economiche. Avrei potuto fare una telefonata e implorare“Per favore!”. Ma non è proprio il mio stile. Pensavo solo: “Se non deve essere non sarà”. Fortunatamente tutto si è risolto, è stato coinvolto Sam (Mendes, ndr), abbiamo raggiunto lo script definitivo, grazie anche all’arrivo di John Logan (sceneggiatore di The Aviator e Hugo Cabret, ndr). La sospensione ci ha dato modo di prepararci come mai avevamo avuto occasione prima d’ora. Con maggiore approfondimento rispetto ai due progetti precedenti».

Parliamo di Sam Mendes. James Bond è una saga dalla forte impronta produttiva. Ora avete un regista premio Oscar. Come è stato coinvolto nella franchise?
«Ho parlato con lui a una festa, ci conoscevamo da anni e avevamo già lavorato insieme (Era mio padre, ndr). Gli ho solo chiesto: “Saresti interessato a Bond?”. Mi sembrava una buona idea. È inglese, è cresciuto con le avventure di 007 ed è un fan della saga. Sa istintivamente cosa sono i film di Bond. Mi sembrava la scelta giusta».

Quanto è cambiato Bond in questo episodio?
«Rispetto ai primi due? Be’, sono un po’ più vecchio (ride, ndr)». […]

JAVIER BARDEM: VILLAIN ESPLOSIVO

Con il suo Anton Chigurh di Non è un paese per vecchi ha creato un cattivo iconico. Ora interpreta il cattivo di Bond, un personaggio per il quale il pubblico ha certe aspettative. Crede che il suo apporto abbia dato qualcosa di nuovo al tipico avversario di 007?
«Sì, era previsto nella sceneggiatura ed è il motivo per il quale ho accettato questo ruolo. Lo script è molto potente e complesso, e riesce a combinare insieme tutto quello che vorreste vedere in un film di Bond. Sam mi ha parlato della sua visione circa il mio personaggio e c’era davvero parecchia carne al fuoco. I film di Bond corrono lungo un binario a metà strada tra realtà e fiction ed è un territorio perfetto per un ruolo come il mio. Ti dà la possibilità di usare diversi colori, diverse sfumature. Ci sono delle regole nelle missioni di Bond, no? Ed esserne la nemesi è una sfida e puoi metterci del tuo. Non ho risposto alla sua domanda, forse, ma ho guadagnato cinque minuti ed era il mio obiettivo (ride). In Non è un paese per vecchi c’era più che altro un’idea simbolica del male e della violenza. Forse qualcosa di ancora più intellettuale. Qui c’è più aria. Qualunque cosa significhi. Non lo so, ma è così. Silva è un villain di Bond».

Ha preso ispirazione dai suoi predecessori nella saga?
«No, ho cercato di evitare perché mi sarei scontrato con il desiderio di raggiungere quel tipo di performance e quello di allontanarmene il più possibile. D’altra parte, mi hanno offerto un personaggio molto particolare».

Qual è la caratteristica fisica del suo personaggio?
«Mmm (cercando di prendere tempo, ndr). Domanda molto diretta (ride). Chi può saperlo? È divertente tutto questo mistero». […]

 

 

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