«Non è minimamente un caso se ho scelto il rock come argomento per il mio film». Così  esordisce Carlo Virzì, fratello del regista di Ovosodo, Caterina va in città e La prima cosa bella Paolo Virzì, nell’incontro stampa di presentazione del suo I più grandi di tutti, in concorso al Festival di Torino. «La musica è la cosa che conosco meglio di qualunque altra cosa, l’ho suonata per 15 anni, conosco la vita dei gruppi di provincia che non sono delle rock star, ma degli scapestrati che girano in furgone. E poi in Italia nessuno fa film sul rock». A colmare la lacuna arriva il secondo film di Virzì, prodotto dal fratello Paolo, in collaborazione con Raicinema e distribuito da Eagle Pictures. La storia è quella dei Pluto, rock band livornese finita nel dimenticatoio da un decennio e costretta malvolentieri a rimettersi in sesto per l’ossessione di un giornalista/fan ad intervistarli per un documentario sulla loro carriera che sfocerà in un concerto dal vivo.

Il cast, anzi la band è composta da Marco Cocci (voce), Claudia Pandolfi (basso), Alessandro Roja (batteria) e Dario Cappanera (chitarrista nel film e nella vita, visto che è uno dei nomi storici del metal italiano grazie alla sua decennale militanza negli Strana Officina). Ma anche gli altri interpreti sono molto legati alla musica, specie Claudia Pandolfi e Marco Cocci, eccezion fatta per Reja “grande suonatore di citofono” nella definizione di Virzì. «Io suono da 20 anni rock ed è una cosa che non riesci a toglierti di dosso», racconta Marco Cocci, che è tutt’ora cantante dei Malfunk. «Come racconta il film, nella vita tutto può accaderti e puoi finire anche per odiare i componenti della tua band, ma se torni sul palco insieme, in quel momento tutto passa. È questo lo spirito del rock» chiosa l’attore e musicista toscano.

«Tutte le canzoni sono state scritte da me e da Rolando Cappanera [cugino di Dario] lavorando su un tipo di rock molto classico e diretto»,  prosegue Virzì che rifugge anche la volontà di fare un film generazionale. «Non volevamo raccontare di sogni infranti  ma solo di un gruppo di ragazzi che sia vissuto dell’utopia rock in modo genuino, alle spalle dei gruppi leader del momento,  come gli After Hours o i Marlene Kuntz. Per questo era fondamentale che non fossero una band indipendente o di nicchia».

Eppure la tentazione del più tipico confronto come siamo-come eravamo emerge nettamente nel film di Virzì, specie attraverso Sabrina, il personaggio interpretato da Claudia Pandolfi. «Sabrina è sicuramente una donna con un passato tormentato e vive male l’imborghesimento della sua vita attuale, tanto che tiene in modo forzato le distanze dalla sua vecchia band ma appena ha una vera occasione scappa con loro», racconta la Pandolfi. Riguardo alla musica: «l’unico strumento che non avevo mai violentato è proprio il basso e per la parte mi sono un po’ ispirata alla bassista dei Verdena [Roberta Sammarelli], che amo molto. Io suono la chitarra, un pò la batteria e anche il piano ma ho un approccio alla musica molto personale e compulsivo. Per me è una sorta di universo parallelo che va vissuto in modo instintivo non per diventare ricco e famoso. È una cosa che ti prende dalle viscere».

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