È raro imbattersi in un film capace di raccontare, con la stessa delicatezza, tutta la bellezza e la crudeltà dell’esistenza e del lato più intimi dell’esperienza umano. Eppure Train Dreams, film approdato da pochi giorni su Netflix dopo un fugace passaggio nelle sale, è riuscito nell’impresa, iniziando anche a scalare le classifiche globali.
Il nuovo film con Joel Edgerton — qui affiancato da Felicity Jones e William H. Macy — è una malinconica epopea western che racconta il destino di un uomo qualunque travolto dal progresso. Ambientato tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento, Train Dreams segue la vita di Robert Grainier, orfano cresciuto tra le foreste dell’Idaho, boscaiolo solitario e poi manovale impegnato nella costruzione delle ferrovie. Quelle stesse ferrovie che, in nome della modernità, segnano la fine di un mondo ancora in equilibrio tra uomo e natura. Dal canto suo, Robert osserva il cambiamento senza mai davvero prenderne parte: lo subisce, lo attraversa, ne paga il prezzo più alto.
Il film è tratto dall’acclamato racconto di Denis Johnson e vede Greg Kwedar collaborare alla sceneggiatura insieme a Clint Bentley, che firma anche la regia. Presentato in anteprima al Sundance Film Festival, Train Dreams ha conquistato subito la critica, raccogliendo elogi lungo tutto il circuito festivaliero e arrivando a vantare un 95% di recensioni positive su Rotten Tomatoes. Non a caso, è anche uno dei rari titoli Netflix ad aver avuto una vera distribuzione cinematografica prima dello streaming, alimentando fin da subito un insistente tam-tam in chiave Oscar.
A colpire non è solo la qualità di una regia asciutta e che ci regala immagini che sembrano dei veri e propri dipinti, o la recitazione tanto umile e potente al tempo stesso, ma bensì lo sguardo incredibilmente profondo e toccante che regala sull’animo umano. Train Dreams infatti rifiuta la retorica del progresso come conquista universale raccontando chi, da quel progresso, è rimasto fondamentalmente escluso. Robert non è un eroe, non è un pioniere celebrato, ma uno dei tanti uomini invisibili che hanno costruito il mondo moderno senza mai beneficiarne davvero.
Il tempo scorre impietoso, le innovazioni si susseguono, ma Robert resta ancorato a un passato che l’ha visto travolto da una tragedia personale, e che ora lo condanna a un’esistenza ai margini, fatta di isolamento e ascolto della natura. In questo, il film non esita a rivolgersi direttamente a noi, ricordandoci che, in un’epoca dominata da trasformazioni tecnologiche rapidissime, Train Dreams, non tutti avanzano alla stessa velocità, e che il progresso reclama sempre un debito con la nostra umanità.
Non è quindi un caso che Train Dreams sia stato definito da molti critici come “una gemma per anime sensibili” e come “un’opera che ci riconnette con il nostro lato più intimo“. Insomma, la parabola di Robert Grainier sottolinea come anche la vita di un uomo non certo destinato a rimanere nella storia possa nascondere una sensibilità che abbraccia un intero universo di emozioni, e come già solo questo straordinario aspetto renda la vita degna di essere vissuta, pur con tutti i suoi lati più difficili.
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