C’è un film che, nonostante sia su Netflix da anni, continua a spaventare il pubblico come pochi altri. Si intitola Verónica, è un horror spagnolo del 2017, e secondo molti spettatori sarebbe così terrificante che la maggior parte delle persone non riesce a guardarlo fino alla fine. La diceria più diffusa? Solo uno spettatore su cento arriva ai titoli di coda.
A lanciare l’allarme sono centinaia di commenti online: chi lo ha visto parla di notti insonni, scene da brividi e atmosfere così tese da costringere a interrompere la visione a metà. Un utente scrive: «Ho quasi spento tutto per due volte, e non ero nemmeno a metà», un altro confessa: «Mai più, giuro. È troppo». E per molti, tutto si riduce a una sequenza ben precisa: la scena del demone nel corridoio, già diventata leggendaria tra gli appassionati del genere.
Ma cosa rende il film di Paco Plaza (REC) così disturbante? Parte della risposta sta nel fatto che il film è ispirato a eventi realmente accaduti. Ambientato nella Madrid del 1991, racconta la storia di una ragazza adolescente che, dopo aver giocato a una seduta spiritica con una tavola Ouija durante una pausa scolastica, inizia a essere perseguitata da una presenza maligna mentre si occupa dei fratellini a casa. Il caso a cui si ispira è quello di Estefanía Gutiérrez Lázaro, una giovane che avrebbe iniziato a manifestare comportamenti inspiegabili dopo un’esperienza simile.
Le cronache dell’epoca raccontano un’escalation inquietante: visioni, voci disincarnate, graffi misteriosi, attacchi epilettici e addirittura episodi di glossolalia (parlare lingue sconosciute). Secondo quanto riportato dalla famiglia e da fonti investigative, fenomeni paranormali continuarono anche dopo la morte della ragazza, tanto che la polizia stessa documentò strani avvenimenti nell’appartamento di Vallecas. Questo ha reso il caso uno dei più noti e controversi della storia del paranormale spagnolo.
Il regista Paco Plaza affronta questa vicenda con uno stile visivo sobrio ma di forte impatto, puntando più sull’angoscia crescente che sui jump scare. Verónica evita gli eccessi e si affida a una narrazione lineare ma costantemente tesa, costruendo un’atmosfera claustrofobica che inchioda lo spettatore. La protagonista, interpretata da Sandra Escacena, è una presenza fragile e credibile, che contribuisce a rendere ancora più autentico il senso di vulnerabilità che attraversa tutto il film.
Nonostante non sia considerato rivoluzionario dal punto di vista narrativo, Verónica ha colpito per la sua capacità di evocare una paura viscerale e duratura, al punto da essere ormai ritenuto uno dei film più spaventosi disponibili su Netflix. Alcuni utenti lo paragonano ai grandi classici del genere, mentre altri mettono in guardia i più sensibili: «Se amate l’horror psicologico, è un capolavoro. Se siete facilmente impressionabili, fate attenzione».
Il film è stato rilasciato in Spagna nel 2017 ed è disponibile su Netflix dal 2018. Da allora, il suo status cult è cresciuto progressivamente, favorito da chi cerca un horror basato più sulla tensione che sulla violenza gratuita. La sua fama, però, oggi sembra vivere una seconda giovinezza grazie al ritorno virale sui social.
Chi è alla ricerca di un horror diverso, senza grandi effetti digitali ma capace di colpire a fondo, potrebbe aver trovato il titolo giusto. Ma, come suggerisce l’avvertimento che circola in rete: guardatelo a vostro rischio e pericolo.
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Fonte: IGV
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