Sono passati 9 anni, ma questa scena di Spider-Man: Homecoming oggi fa ancora più male
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Sono passati 9 anni, ma questa scena di Spider-Man: Homecoming oggi fa ancora più male

Una vecchia lezione di Tony Stark torna a pesare sul futuro del Peter Parker di Tom Holland

Sono passati 9 anni, ma questa scena di Spider-Man: Homecoming oggi fa ancora più male

Una vecchia lezione di Tony Stark torna a pesare sul futuro del Peter Parker di Tom Holland

Sono passati quasi dieci anni dal debutto di Tom Holland nei panni di Peter Parker, ma una scena di Spider-Man: Homecoming oggi colpisce molto più di quanto facesse all’epoca. Nel primo film solista dello Spider-Man del MCU, Peter era ancora un ragazzo inesperto, impulsivo e desideroso di dimostrare il proprio valore sotto lo sguardo di Tony Stark. A distanza di anni, però, una delle lezioni più dure ricevute dal suo mentore sembra anticipare in modo sorprendente la condizione in cui l’eroe si trova dopo Spider-Man: No Way Home.

La scena in questione arriva dopo uno dei momenti più rischiosi del film; Peter, ignorando l’ordine di Tony di restare lontano dalla situazione legata all’Avvoltoio, decide di intervenire da solo durante un traffico di armi sul traghetto di Staten Island. Convinto di poter gestire tutto e di meritare un posto tra gli Avengers, finisce però per commettere un errore enorme: lo scontro degenera, il traghetto viene spezzato in due e decine di civili si ritrovano in pericolo.

A evitare la tragedia è l’intervento di Iron Man, che riesce a salvare i passeggeri e a impedire il disastro. Ma Tony non è affatto disposto a minimizzare quanto accaduto; furioso per l’imprudenza di Peter, decide di riprendersi la tuta tecnologica che gli aveva affidato. Per il ragazzo è un colpo durissimo, perché quel costume rappresenta molto più di un semplice equipaggiamento: è il simbolo della fiducia di Tony, dell’ingresso in un mondo più grande e della possibilità di sentirsi finalmente all’altezza.

Quando Peter prova a opporsi e gli dice: «Io non sono niente senza questo costume», Tony risponde con una delle frasi più importanti del suo percorso: «Se non sei niente senza questo costume, allora non dovresti indossarlo». È una lezione severa, ma necessaria: Tony vuole fargli capire che essere Spider-Man non dipende dalla tecnologia, né da un’armatura avanzata o dall’approvazione degli Avengers. Un vero eroe non è definito dagli strumenti che possiede, ma dalle scelte che compie.

In Homecoming, quelle parole servono a riportare Peter con i piedi per terra. Il ragazzo deve imparare che il desiderio di dimostrare qualcosa può diventare pericoloso, soprattutto quando mette a rischio la vita degli altri. Il costume non può essere una scorciatoia per sentirsi speciale. Prima di indossarlo davvero, Peter deve capire cosa significhi agire con responsabilità, anche senza riflettori, riconoscimenti o gadget firmati Stark.

La conclusione di Spider-Man: No Way Home, però, cambia completamente il peso di quella frase. Dopo la crisi del multiverso, Peter sceglie di compiere il sacrificio più grande: chiede a Doctor Strange di far dimenticare a tutti chi sia Peter Parker. L’incantesimo salva la realtà, ma cancella la sua esistenza dalla memoria delle persone che ama: Ned e MJ non lo riconoscono più, Happy non ricorda davvero il loro legame e Peter si ritrova solo, senza famiglia, senza amici e senza un posto nel mondo.

Proprio da questo punto di vista la battuta di Tony diventa ancora più dolorosa. In Homecoming, Peter temeva di non essere nulla senza il costume perché non aveva ancora capito fino in fondo il significato del suo ruolo. Dopo No Way Home, invece, accade quasi il contrario: Peter ha dimostrato di essere un eroe proprio perché è disposto a rinunciare a tutto. Ma, alla fine, Spider-Man è davvero l’unica cosa che gli resta.

La differenza è enorme. Il Peter del primo film cercava nel costume una conferma del proprio valore. Il Peter alla fine di No Way Home non cerca più gloria, approvazione o riconoscimento: ha accettato di essere dimenticato pur di proteggere gli altri. Eppure, proprio quel gesto lo lascia in una condizione tragica. Non è più “niente senza il costume” per immaturità o insicurezza, ma perché la sua vita da Peter Parker è stata cancellata agli occhi del mondo.

Per questo Spider-Man: Brand New Day dovrà necessariamente confrontarsi con questa ferita. Il nuovo film non potrà limitarsi a mostrare Peter come un eroe più indipendente e vicino alla sua versione fumettistica più classica. Dovrà anche interrogarsi su cosa significhi essere Spider-Man quando l’identità dietro la maschera non ha più nessuno a cui appartenere.

Senza Tony Stark, senza gli Avengers, senza Ned e MJ, Peter si trova davanti alla sfida più difficile: ricostruire se stesso da zero. La lezione di Tony non riguarda più soltanto il costume, ma l’equilibrio tra l’eroe e il ragazzo che lo indossa. Se Homecoming raccontava un giovane Spider-Man che doveva imparare a meritare quel simbolo, Brand New Day potrebbe raccontare un Peter Parker costretto a capire chi è quando tutto ciò che lo definiva è scomparso.

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